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ANGELICA DI BOEMIA (ANGELICA ARCHANGELICA L.) Erba degli angeli

on aprile 20 | in Orto Biodinamico, Progettare Giardino Biologico | by | with No Comments

E’ pianta esotica (in Italia si trova sporadica nella zona alpina) largamente coltivata in Francia e nella zona dell’ex Cecoslovacchia per la radice ed i “semi” che hanno importanti applicazioni in liquoreria e farmacia.

L’angelica richiede terreni freschi, leggeri ed irrigabili, abbondantemente concimati.

La semina si fa in un semenzaio in piena terra nel mese di luglio usando semi appena raccolti (il seme di Angelica perde infatti la germinabilità dopo breve tempo); esso deve essere tenuto in acqua per due giorni prima della semina ed il semenzaio deve essere formato di terriccio ricco di humus, fresco ed esposto a mezzombra.

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Quando le piantine hanno raggiunto un sufficiente sviluppo (da 0,5 a 1 cm di diametro al colletto), sono pronte per essere messe a dimora.

Il trapianto si fa in autunno disponendo le piantine su file distanti 80 cm ed a 50 cm fra pianta e pianta, irrigando più volte sino a completo attecchimento.

Durante l’inverno quasi tutte le piante perdono le foglie: nella primavera successiva si avrà grande sviluppo del fogliame ed occorrerà ricorrere ad abbondanti nitratazioni, frequenti sarchiature ed irrigazioni, che dovranno essere ripetute più volte durante i mesi estivi.

radice

Se la coltivazione è indirizzata alla produzione delle radici ne consiglio la raccolta nell’autunno nel primo anno, quando le piante cominciano a perdere le foglie. Data la stagione avanzata in cui avviene il raccolto (ottobre), si deve ricorrere per essiccazione al calore artificiale; le radici vanno prima spaccate in 2 o 4 pezzi e le radici terminali più sottili vengono avvolte intorno alle principali in forma di treccia.

L’essiccazione è lunga e difficile perché la radice secca è igroscopica; lo stesso motivo; la droga è inoltre molto attaccata dalle muffe.

semi

Se la coltivazione è invece indirizzata verso la produzione del “seme”, occorre attendere per la raccolta l’estate successiva; la pianta infatti fiorisce nella primavera del secondo anno di coltivazione in campo. Le ombrelle si raccolgono quando il frutto non è ancora maturo ed ha colore verde, vengono poi essiccate, battute e vagliate; i semi destinati alla riproduzione debbono essere invece lasciati sulla pianta fino a completa maturazione.

Alcuni produttori consigliano di sfruttare la coltivazione per la produzione contemporanea della radice e dei “semi” e, ove ciò è possibile, questo deve essere senz’altro il miglior sistema di ottimizzazione della coltura dell’Angelica; io però ho più volte constatato che dalla pianta, che ha fiorito e fruttificato si ricava un quantitativo minimo di radice, per giunta scadentissima come qualità, e ritengo quindi che la  coltivazione debba essere indirizzata o verso la produzione della radice o verso la produzione del seme, non essendo praticamente possibile ottenere ambedue le produzioni contemporaneamente. La convenienza economica della coltura, almeno nelle nostre zone, mi spinge a consigliare senz’altro l’indirizzo “radice”, mentre l’indirizzo “seme” mi ha dato sempre dei risultati economicamente assai scarsi in quanto la produzione non compensa il troppo lungo periodo di permanenza della coltura in campo (circa 22 mesi).

Secondo altri produttori, un altro cespite di utile di questa coltura sarebbe fornito dai piccioli delle foglie, che sono usati per la confezione di canditi: a me non è mai riuscito di collocare per questo scopo dei quantitativi di merce tali da poterne derivare un utile tangibile.

Ho provato anche ad effettuare la distillazione delle foglie per ricavarne essenza, ma il tenore di essenza di queste parti della pianta è troppo basso perché la distillazione risulti conveniente; l’essenza si ricava in percentuale soddisfacente solo dalle radici e dai frutti.

L’Angelica di Boemia è attaccata da funghi microscopici specie nella tarda primavera, se la stagione decorre umida; gli attacchi danneggiano fortemente il fogliame, ma si combattono bene con irrorazioni appropriate di equiseto e propoli.

Acidia heraclei

L’Angelica è pure vittima di numerosi parassiti animali fra cui primeggiano le larve di alcune mosche (Acidia heraclei); trattamenti preventivi in semenzaio, all’atto del trapianto e durante la coltura in campo, con vari prodotti preventivi e curativi hanno dato risultati soddisfacenti. Mi sembra però che questi parassiti attacchino in genere le piante che sono coltivate in terreni non adatti, non abbastanza ricchi di sostanza organica e non sufficientemente freschi e drenanti; se la  pianta cresce in ambienti adatti, mi pare ne sia praticamente immune. Chi coltiva l’Angelica deve tener presente che i succhi di questa pianta sono caustici ed in alcuni individui possono provocare irritazioni notevoli alla pelle con gonfiore e forte prurito; il rimedio migliore contro tali inconvenienti, che colpiscono particolarmente le mani di coloro che sono addetti al taglio delle radici, è costituito da una accurata pulizia e frequenti lavaggi con acqua e sapone di Marsiglia.

Nel caso i succhi d’Angelica venissero a contatto con organi delicati; come ad esempio gli occhi, si consigliano lavaggi abbondanti con acqua tiepida e l’immediato ricorso all’opera del medico.

Per chi vuole sperimentare le proprie capacità di coltivatore l’Angelica è un buon campo scuola.

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