Prodotti per Agricoltura Biodinamica

Prodotti stimolanti o regolatori fitosanitari per Agricoltura Biodinamica

Tutti i prodotti per Agricoltura Biodinamica dalla “A” alla “Z”

“A”

ARGILLE

Rudolf Steiner, nel Corso per gli agricoltori, diede grande importanza alle argille, considerandole un elemento mediatore tra la silice e il calcare che permette alle influenze del cosmo di agire meglio sulle piante.
Le argille sono molto utili in agricoltura biodinamica: con queste viene fatta la pasta liquida per tronchi; mescolate assieme allo zolfo ne diminuiscono la dose; usate con le tisane e gli estratti vegetali, in particolar modo con l’ortica, risultano efficaci contro malattie e parassiti. L’argilla è inoltre un componente essenziale dei prodotti che permettono di diminuire l’impiego dei sali di rame in arboricoltura e viticoltura . Alcuni sostengono che i benefici delle argille sono collegati al loro contenuto di ioni alluminio, ma questo è un modo molto circoscritto di valutare l’argomento. Esistono numerose varietà di argille e le più impiegate in agricoltura sono:

Caolinite: ha un alto potere disseccante e cicatrizzante ed è da usare per le paste solide e liquide per tronchi, per migliorare la tenuta e l’adesività. L’aggiunta dell’1% di silicato di sodio va nella stessa direzione. Le argille di tipo sono caoliniti calcinate in modo particolare per aumentare l’efficacia.
Questo tipo di argilla bagnabile è da usare a dosi di 25-60 kg per 10 hl di acqua. E’ principalmente utilizzata contro la carpocapsa, l’afide grigio (trattamento autunnale), la psilla del pero, le cicaline della vite e diversi altri insetti in orticoltura. Questi trattamenti devono essere frequenti, con una cadenza di 7-10 giorni. Possono lasciare sui frutti e sulle verdure un residuo polverulento.

contatti

Illite: argille verdi ricche di magnesio, hanno la caratteristica di gonfiare molto. Le loro proprietà terapeutiche sono conosciute sia in medicina animale che umana. Possiedono caratteristiche di protezione e di disseccamento, intermedie tra la caolinite e la bentonite.

Bentonite: ricche in montmorillonite hanno un forte potere fissativo e sono le più coprenti e disseccanti. Sono alcaline e non devono essere mescolate con i prodotti rameici. Sono molto impiegate nei trattamenti polverulenti in viticoltura e in frutticoltura a causa dell’elevato potere cicatrizzante e fungistatico.

L’impiego delle argille è utile anche per l’allevamento animale: 50 gr per unità bovina adulta al giorno, sembrano fornire dei risultati molto interessanti per la salute e la produttività degli animali e per la qualità del letame. Sono indicazioni valide anche per gli ovini, i suini e gli animali da cortile.
La polverizzazione di argilla a fine autunno su campi e pascoli poveri di argilla (podzols), in concentrazioni al 5-10%, ha dimostrato buoni risultati sulla fertilità e sulla produttività delle colture. L’argilla è molto utile dopo le grandinate, in dose 20-30 kg/ha, applicata con l’impolveratore, dopo aver eseguito il trattamento di valeriana (507).
Nel NAB, una miscela che si può autoprodurre, l’argilla è associata allo zolfo e al litotamnio.
Questa miscela diluita al 5% in acqua, usando 8-10 hl d’acqua ogni ettaro, è molto efficace contro la bolla del pesco se applicata all’inizio del germogliamento.
Si segnalano buoni risultati anche contro la carpocapsa, la psilla, la mosca bianca e la cicalina.
La stessa miscela può essere impiegata sotto forma di polvere alla dose di 15-50 kg/ha. Il NAB può essere utilizzato allo stesso modo della pasta per tronchi liquida nel periodo invernale. Gli effetti migliori si hanno nella cura delle ferite e in particolare nella cura degli attacchi dell’afide lanigero e del cancro del legno.

“B”

BACILLUS THURENGIENSIS (BT) E GRANULOSIS VIRUS (CPGV)

Il Bt è un preparato a base di batteri che emettono tossine che distruggono l’apparato digerente di certe specie dannose, in particolare dei lepidotteri. Il CPGV è un virus che fa ammalare la Carpocapsa pomonella, più comunemente detto “baco delle mele”, portandola alla morte. La loro efficacia è migliorata dalla miscela con argilla (5-10 kg/ha) e zucchero (1kg/hl).
L’acqua deve avere un pH compreso tra 6 e 6,5. Esistono numerosi preparati commerciali . La loro applicazione deve essere eseguita verso sera, poiché sono prodotti sensibili all’esposizione solare e vengono facilmente dilavati dalle piogge. La loro efficacia è di circa 2-3 giorni per il Bacillus e di circa 10 giorni per il Granulosis virus.
Bisogna comunque considerare che la resistenza dei parassiti verso il Bt e il CPGV è in aumento.
Questo dimostra che la vera soluzione è quella di cercare nuovi equilibri vitali tra il suolo e la varietà, tra luogo e l’evoluzione climatica.
Ricordate che il Bt agisce solamente a temperature superiori ai 15°C.

BICARBONATO DI SODIO E DI POTASSIO

Il bicarbonato di potassio è presente nella lista dei prodotti fitosanitari del Regolamento europeo dell’agricoltura biologica, ma non è autorizzato in Francia, anche se riduce le dosi di rame e zolfo. In alcuni Paesi europei (in Italia è considerato un corroborante) viene utilizzato come prevenzione dell’oidio della vite, della ticchiolatura dei meli e di altre malattie fungine (oidio delle rose, dei pomodori, delle zucchine ecc.)
Nei vigneti, 6-8 kg di bicarbonato aggiunti eventualmente all’argilla, possono sostituire i trattamenti a base di zolfo ma i risultati non sembrano eccellenti per la regione mediterranea. Contro le malattie crittogamiche delle piante da giardino, diluire 50 g di bicarbonato di potassio in 4 l d’acqua, per migliorare l’adesività, si consiglia di aggiungere un po’ di argilla.

“F”

FEROMONI (CONFUSIONE SESSUALE)

Anche se autorizzati dalle normative della Demeter e impiegati con molto successo in diverse regioni europee, l’utilizzazione dei feromoni può avere controindicazioni.

“I”

IDROSSIDO DI CALCIO (LATTE DI CALCE)

L’idrossido di calcio è stato introdotto nella normativa delle Dementer nel 2006 per la sua attività fungicida in arboricoltura e in particolare sul cancro del melo, per e susino (Nectria Gallingena). Viene impiegato nelle zone cancerizzate spennellando una pasta ottenuta con latte di calce e un po’ di rame. La normativa dell’UE lo consente come fungicida ma non c’è, in Italia, alcuno prodotto registrato. Si può utilizzare come calce viva in quanto rientra nella lista dei corroboranti che non richiedono alcuna registrazione.

“L”

LATTE E LATTICELLO

Il latte e il latticello sono sostanze preziose per la lotta contro l’oidio e sono un buon complemento per la pasta per tronchi liquida invernale. In alcune varietà di viti, il latte o il latticello in dosi superiori del 10% sono efficaci come preventivi e curativi dell’oidio. In questi casi sono necessari alti volumi di acqua per l’irrorazione e può essere aggiunto lo zolfo. Numerose ricerche in Australia e in brasile hanno convalidato la sua efficacia. Il latte scremato ha una buona attività preventiva contro la peronospora, specialmente nelle zone calde come il sud dell’Italia e anche in quello della Francia.
L’uso del latte e del latticello nelle paste liquide per tronchi è positivo anche perché abbassa il pH della soluzione del liquido. I latticelli di scarto dei processi dei formaggi a “pasta cruda” sono da preferire rispetto a quelli di formaggi a “pasta cotta”.

LITOTAMNIO

Il litotamnio è una sostanza molto preziosa che serve come ammendante calcareo, come concime fogliare, come prevenzione alle malattie fungine e come insetticida (vermi dei porri, dorifore, lumache). E’ anche un ottimo complemento al preparato 501 e allo zolfo (riferito al NAB). Si tratta di un ammendante che si differenzia dalle altre polveri di roccia in quanto contiene una lunga serie di oligominerali e magnesio.
L’uso di litotamnio, oggi, pone problemi ecologici dovuti alla sua estrazione dai giacimenti naturali, anche se l’agricoltura non è la vera responsabile di questo fenomeno.
Come ammendante il litotamnio è consigliato unitamente alla dolomite e alla polvere di rocce vulcaniche.
In questo caso gli effetti benefici riguardano l’equilibrio delle piante e il controllo di funghi e insetti. La dose di utilizzo è di circa 15-50 kg/ha.
Il litotamnio può essere utilizzato in forma liquida (300-500 g/hl) come ammendante calcareo al terreno e in tal caso non devono essere superati i 2-300 kg all’anno.

“M”

MYCOSIN® E MYCOSIN -VIN®

Mycosin® è un prodotto commerciale della Schaette ed è scaturito in base a concetti antroposofici. Le maggiori esperienze si sono create nel campo della viticoltura, dove l’uso principale è quello per la lotta preventiva contro la peronospera.
E’ considerato dal FIBL come un buon anticrittogamico: permette infatti di mantenere nel vigneto, in un anno di normale pressione, uno stato sanitario soddisfacente . Tali considerazioni non sono valide per i vigneti settentrionali a rendimenti elevati, nei quali l’utilizzo di Mycosin® può essere d’aiuto solo nella prima parte della stagione. La sostituzione del rame con questo prodotto, negli anni di normale pressione della peronospora della patata, ha dato buoni risultati. Questo prodotto è composto da: argille, estratti di equiseto, polvere e composti di diatomee. Particolare attenzione va impiegata nell’uso del rame dopo il Mycosin® perché si rischiano scottature fogliari, soprattutto in alcune varietà (Sylvaner, Chasselas). E’ quindi bene aspettare una pioggia di 15-20 mm tra i due trattamenti.

“N”

NEEM (AZADIRACHTA INDICA)

L’olio di neem agisce contro gli insetti e ha una debole tossicità per l’uomo e gli animali a sangue caldo.
E’ molto efficace in orticoltura e in arboricoltura contro i lepidotteri, le larve di coleotteri, i minatori fogliari e le cicaline verdi. Non lo è sui coleotteri adulti, gli afidi e gli aleuroidi. L’olio di neem non ha effetti sulle cocciniglie, sui pidocchi, sui vermi dei frutti, sugli acari e sulle cimici. E’ un insetticida naturale molto raccomandato perché rispetta la vita degli insetti ausiliari. L’utilizzo è permesso nella maggior parte del Paesi europei.

NAB (ZOLFO, LITOTAMNIO, BENTONITE)

Di origini tedesche, il NAB è una miscela in parti uguali di tre sostanze: zolfo, litotamnio e bentonite. Permette di ridurre notevolmente la dose di zolfo in arboricoltura e diminuisce i fenomeni fitotossici che spesso si verificano quando si utilizza lo zolfo in estate. E’ facile da autoprodurre: è sufficiente mescolare bene le tre polveri, possibilmente con una betoniera.
La dose dovrà essere di circa 20-40 kg/ha per le impolverazioni. Per trattamenti liquidi si impiega il preparato ottenuto alla concentrazione dello 0,5-1% su un volume di acqua di circa 800/1000 l/ha, anche se diverse esperienze dimostrano l’efficacia anche con volumi minori, nell’ordine di 100/200 l/ha.
In fioritura la dose diminuirà fino allo 0,3%. Impiegato con cadenza settimanale o bisettimanale, il NAB è un eccellente preventivo per la ticchiolatura del melo. In Francia sono presenti anche preparati commerciali come il Solifeuille® da utilizzare in viticoltura e in arboricoltura alla dose di 20-50 kg/ha.

“O”

ORTOFOSFATO DI FERRO

Questo sale è impiegato nelle colture cerealicole, in orticoltura e in giardinaggio contro le limacce e le lumache. E’ costoso ma è il solo prodotto utilizzabile in agricoltura biologica e biodinamica contro questi animali. Si impiega alla dose di 5 g/m². L’uso del corno silice e quello dei macerati sono comunque degli ottimi rimedi preventivi.

OLI ESSENZIALI

Qualche goccia di olio essenziale di aglio e finocchio nei trattamenti, è efficace tanto per le malattie crittogamiche quanto contro gli attacchi da parte degli insetti. Gli oli essenziali di pino silvestre, eucalipto, lavanda, lavandino, menta, salvia e citronella, sono ottimi insetticidi e stimolano le difese della pianta. L’olio essenziale di limone e pompelmo (soprattutto se estratto dai semi) ha un interessante funzione anticrittogamica. Sono prodotti abbastanza costosi ma molto efficaci da impiegare con prudenza.
Si utilizzano al massimo 10 ml/ha e in molti casi alcune gocce possono bastare, soprattutto se miscelati con tisane ed estratti vegetali dinamizzati. Possono essere miscelati anche ai normali trattamenti a base di rame e zolfo. Gli oli essenziali creano condizioni di particolare equilibrio nelle colture orticole, frutticole e nei vigneti. Sono fotosensibili e s’impegnano quindi, preferibilmente, verso sera. Diluire gli oli essenziali preventivamente in un solvente grasso poiché non sono miscelabili in acqua.
Un liquido adatto è, per esempio, il latte. Sull’argomento ancora non sono stati condotti studi approfonditi, sono da considerarsi quindi rimedi sperimentali.

Olio di ginepro rosso: E’ un valido aiuto per la disinfestazione delle grosse ferite di taglio. Applicato con un pennello crea una cauterizzazione che impedisce la contaminazione del legno da parte di spore e funghi.

Oli minerali e vegetali: Gli oli minerali bianchi sono utilizzabili nei trattamenti invernali. Sono prodotti di derivazione petrolchimica: spesso contengono dei benzeni che creano non pochi problemi. Si usano alla dose di 1-3 l/ha con volumi da 500 a 1000 l/ha. Esistono numerosi preparati commerciali e spesso sono incompatibili con lo zolfo. Di origine interamente naturale è invece l’olio di colza, particolarmente efficace contro i parassiti durante lo stadio di riposo invernale. Per questo motivo viene utilizzato nei trattamenti invernali in viticoltura e arboricoltura contro insetti, acari e funghi. L’attuale normativa in vigore ne permette l’uso solo dopo la sua registrazione ufficiale come prodotto antiparassitario. Spesse volte il buon uso della pasta per tronchi liquida di argilla è una valida alternativa agli oli.

“P”

PERMANGANATO DI POTASSIO

Attualmente il permanganato di potassio è considerato, in Francia, un prodotto industriale semplice, e pertanto non si autorizza né la sua vendita né il suo uso. Nel Regolamento europeo, invece, compare nell’elenco delle sostanze permesse.
In passato si è dimostrato molto utile in caso di attacchi di oidio in viticoltura, di ticchiolatura in frutticoltura e per la disinfezione delle serre in orticoltura. In Svizzera l’uso è possibile dal 2006. La concentrazione da utilizzare è di 1-2% in 600-1000 l d’acqua.
Durante la stagione vegetativa è fitotossico a concentrazioni superiori ai 300 g/hl.
Il suo impiego contro l’oidio deve prevedere un successivo trattamento di zolfo in polvere di circa 12-15 kg/ha con eventuale aggiunta di 15 kg di argilla (va bene anche lo zolfo bagnabile).
Nella pasta liquida per tronchi, può essere aggiunto nella misura dell’1-2% ed è molto utile per la cura del cancro degli alberi da frutta.

POLVERE DI DIATOMEE

Le polveri di diatomee derivano dalla macinazione delle conchiglie di alghe unicellulari formate dal 94% di silicio e il restante di oligoelementi. Questa polvere è un insetticida per contatto contro la mosca bianca, i tripidi, le altiche, le cimici, le formiche, gli afidi, i lepidotteri, le limacce e le lumache. L’azione, essendo solamente meccanica, non genera meccanismi di resistenza in quanto gli insetti e le spore vengono disidratati. La polvere di diatomee ha anche un ruolo anticrittogamico (fa parte degli ingredienti del Mycosin®). Si diluisce in rapporto 1-10 in acqua, circa 2-10 kg/ha. Viene usata anche contro gli insetti che attaccano le derrate agricole (cereali) e contro le pulci degli animali domestici poiché, al contrario della silice amorfa, non è tossica. Le diatomee, essendo originarie dell’Argentina, hanno un costo ecologico elevato e sono nocive per gli insetti ausiliari per cui si cerca di sostituirle il prima possibile con la polvere di basalto micronizzata.

“Q”

QUASSIA
La quassia è un insetticida impiegato da molto tempo: è autorizzato in biodinamica sotto forma di decotto della corteccia di un albero tropicale nella misura di 2-5 kg/ha. Il suo uso è interessante in arboricoltura per l’oplocampa del pero e del melo, la cecidomia dell’albicocco e gli afidi.
Il decotto si conserva per una stagione e può essere mescolato con il decotto di equiseto; ha una largo spettro di azione sulla fauna ausiliaria, per quanto minore se comparata con il roténone o il piretro. La quassia non è tossica per l’uomo’(è usata in alcuni amari) e per gli animali a sangue caldo ma, come tutti gli insetticidi, se ne consiglia un impiego limitato.

“R”

ROTENONE ED ESTRATTI DI PIRETRO

Nella lotta contro numerosi insetti parassiti si dispone di due insetticidi particolarmente popolari: il roténone e il piretro. Agiscono per ingestione e contatto e sono rapidamente degradati dai raggi ultravioletti, motivo per cui le loro applicazioni devono sempre avvenire nel tardo pomeriggio e nelle ore serali. Il piretro può essere utilizzato fino a 3 giorni prima della raccolta ma è tossico per gli insetti ausiliari. Entrambi vanno usati con molta precauzione perché, anche se sono “bio” e “naturali”, possono avere effetti negativi per l’ambiente. Gli estratti di Neem (azadiractina) sono sempre da preferire. Per il disciplinare Demeter, il roténone è impiegabile solamente sulle piante perenni. E’ il solo insetticida utilizzabile in agricoltura biologica per i trattamenti obbligatori contro la cicalina (Scaphoideus titanius), vettore della flavescenza dorata. In questo caso specifico, si rimanda all’uso degli oli essenziali come regolatori della popolazione di insetti da aggiungere a questo insetticida biologico. In orticoltura, per combattere dorifore, afidi, altiche e nelle colture estensive, il disciplinare Demeter prevede l’uso di piretri naturali.

“S”

SAPONE MOLLE (O SALE DI POTASSIO DI ACIDI GRASSI)
Il sapone al 2-3% di concentrazione, è un anti-afide efficace e poco costoso. Può essere un aiuto anche contro le invasioni di aleuroidi e dell’afide grigio del cavolo.
Si può usare anche in combinazione con l’alcol (2-5%). E’ efficace nel controllo delle cocciniglie in quanto la loro protezione chitinosa viene sciolta all’azione del sapone e gli insetti, trovandosi senza protezione, muoiono. In questo caso l’aggiunta dell’alcol è importante. L’uso del sapone, nella misura dello 0,2% facilita l’adesione della maggior parte dei prodotti antiparassitari, rinforzandone così l’azione. E’ da evitare l’uso in contemporanea con il rame. Si può acquistare presso drogherie e negozi ecologici di igiene e pulizia. Per la preparazione si consiglia di sciogliere il sapone in un po’ di acqua tiepida, aggiungendo un po’ di olio di colza.

SALE DI MARE O DA CUCINA (CLORURO DI SODIO)
Contro l’oidio della vite, il sale di mare o da cucina, alla dose del 2%, aggiunti allo zolfo bagnabile (10-12 kg) in 600 l di acqua, ha dato dei buoni risultati in condizioni molto difficili. Non oltrepassate la dose del 2%, in quanto aumentano molto i rischi di bruciatura fogliare. E’ un rimedio da usare in casi estremi in quanto il cloruro di sodio disturba la vota del suolo. Può essere impiegato anche contro la peronospora: 1,5 kg per 100 l d’acqua.
L’effetto migliore si ottiene bagnando molto la superficie fogliare: 500-1000 l d’acqua ogni ettaro.

SALI DI RAME

L’impiego di Sali di rame (solfati, idrossidi, ossicloruri, ossidi rameosi) è limitato dal disciplinare di produzione Demeter a 15 kg/ha di rame metallo nell’arco di 5 anni, con una dose massima di 500 g/ha di rame metallo per ogni trattamento. Tali limiti sono validi per la viticoltura e l’arboricoltura. In agricoltura biodinamica l’impiego di rame non è autorizzato nel giardinaggio e neppure nelle colture estensive.
L’aggiunta di tisane (ortica, salice, equiseto, salvia, ecc) permette di dimezzare la quantità di rame abitualmente utilizzata: da 10 a 20 volte in meno rispetto alle dosi raccomandate dai fabbricanti di prodotti a base di rame.
L’aggiunta sistematica di tisane ne aumenta la sicurezza e l’efficacia.
In biodinamica, l’impiego di micro dosi di rame (50-100 g all’inizio, poi 250-400 g verso la fine della stagione in caso di forti pressioni) ha sempre dato risultati soddisfacenti se i trattamenti sono eseguiti a intervalli di 7-10 giorni a seconda del volume della vegetazione, della crescita fogliare e delle precipitazioni. Va ricordato che il rame è fitotossico a temperature inferiori ai 10°C.
La poltiglia bordolese è un solfato di rame neutralizzato con calce: si presenta in polvere bagnabile micronizzata al 20% di rame metallo. Il sale di rame ha un’azione più duratura nel tempo: la sua tenuta al dilavamento sopporta 20 mm di pioggia.
E’ possibile autoriprodursi la poltiglia bordolese partendo dal solfato di rame pentaidrato e dalla calce fiocco fine. Tale pratica però non è consentita dall’attuale legislazione italiana. L’ossicloruro di rame è ottenuto trattando il rame metallo con l’acido cloridrico dosato al 50% di rame metallo.
E’ meno fitotossico della poltiglia bordolese, macchia meno la frutta e la verdura ma è meno attivo. L’idrossido di rame è ottenuto per trattamento del solfato di rame con la soda. Il contenuto di rame metallo varia dal 37,5% al 50%.
E’ meno fitotossico ma meno persistente della poltiglia bordolese. Liberando istantaneamente ioni rameici, permette di agire prontamente agli attacchi violenti della peronospora. Il rame proveniente dall’ossido rameoso (Nordox®) sembra avere una buona persistenza e una buona resistenza al dilavamento. Alcuni tipi di rame, da poco immessi nel mercato, sono utilizzabili a dosi molto basse, fino a 50 g di rame metallo ogni ettaro. I coformulati contenuti sono al vaglio per l’iscrizione al disciplinare di produzione della Demeter. Per esempio il Cuivrol® è una poltiglia bordolese registrata come fertilizzante che sembra interessante per il suo contenuto di oligoelementi, lo zinco in particolare.
Il carbonato di rame (non ammesso dalla normativa europea) è un idrocarbonato particolarmente efficace. Ha un’elevata solubilità in acqua e contiene circa il 12,5% di rame metallo. E’ molto adesivo, penetra all’interno delle foglie e dei grappoli per questo può risultare fitotossico.
E’ utilizzato in viticoltura e in frutticoltura per impolverazioni a 20-30 kg/ha. Esistono altre forme di minerali associati al rame disponibile per le impolverazioni con diversi nomi commerciali. Il rame va utilizzato a basse dosi se le condizioni sono normali, sapendo però che tali dosi possono essere aumentate in casi di forti attacchi di malattie crittogamiche. Un’interessante ricerca ha dimostrato che l’aggiunta di un macerato di semi di lino permette di ridurre le dosi di rame a valori bassissimi.

SILICATO DI SODIO

Il silicato di sodio è un prodotto industriale semplice, quindi non di sintesi, che non è attualmente autorizzato in Francia mentre lo è in Italia. Non è tossico per l’ambiente, ma va tenuto presente che è fortemente alcalino e quindi caustico. E’ irritante per la pelle e può creare gravi lesioni agli occhi se vi entra in contatto. Nell’uso del silicato di sodio è importante proteggersi dietro al vetri del trattore e indossare gli occhiali. La maggiore tenuta delle paste per tronchi solide, liquide e a base di argilla, applicate d’inverno alle ferite o alle piante, è spesso dovuta a un corretto utilizzo del silicato di sodio. E’ un prodotto dalle molteplici potenzialità che agisce bene contro la ticchiolatura, la moniliosi e l’oidio. I momenti più importanti della stagione invernale sono due: la caduta delle foglie e l’inizio del germogliamento. In questi periodi può essere utile spruzzare una diluzione al 5% di silicato di sodio. A questo trattamento possono essere aggiunte argille, latte o latticello, nella misura del 2%. Il problema della moniliosi può essere contrastato con dosi dello 0,5 di silicato di sodio su meli, peri, susini nel periodo che va da inizio a fine fioritura. L’applicazione al momento del rigonfiamento delle gemme è utile anche per combattere l’oidio. Contro la bolla del pesco e il corineo degli albicocchi si può trattare con una soluzione allo 0,75% di silicato di sodio (75 g di silicato in 10 l di acqua). Tale applicazione va eseguita alla comparsa dei sintomi della malattia.
Per le foglie e le piante giovani utilizzare una soluzione allo 0,5%. Per le varietà molto sensibili a questa malattia si può effettuare un trattamento preventivo all’inizio del germogliamento con una poltiglia solfocalcica (polisolfuro di calcio).

Soluzione idroalcolica di propoli: La propoli è un tipo di resina raccolta dalle api sui germogli dei pioppi, dei salici e di altre piante. Serve alle api stesse per otturare le aperture indesiderate nelle arnie. Se impiegata in purezza ha un effetto anticrittogamico forte, preventivo e leggermente curativo. Può essere impiegata miscelandone circa 10 ml/ha alle tisane e alle paste per tronchi, rendendole così complete. Sono sufficienti poche gocce per sentire l’odore della pasta. Rinforza inoltre l’efficacia dei preparati a base di aglio. Sui meli e sui peri ha un’azione positiva contro la carpocapsa e la ticchiolatura. E’ utile anche nella prevenzione della bolla e dell’oidio nel pesco. Ha un effetto sinergico quando è impiegata in combinazione con lo zolfo.
Svolge una buona attività sulla muffa grigia alla dose di 200 ml/ha. Sugli olivi sembra completare l’azione del silicato di sodio e limitare i danni della mosca dell’oliva. Si impiega in diverse applicazioni, a partire da giugno, alla concentrazione del 0,5% per circa 800 l/ha d’acqua.
Un interessante modo per realizzare l’estrazione alcolica e acquosa di propoli è citato da Kuhnemann nel libro Les legumes: agitare per 2 minuti 100 gr di propoli e 1 g di lecitina di soia in 1 l di acqua piovana tiepida. Ripetere per 6 giorni.
Filtrare la soluzione e travasare il liquido in una bottiglia. Il residuo della filtrazione va immerso in 1 l di alcol puro con 1 g di lecitina di soia. Agitare come nel caso precedente e riporre in una seconda bottiglia. Al momento dell’impiego si mescolano i due liquidi in parti uguali: 100-150 ml diluiti in 100 l di acqua sono sufficienti per trattare 2-3 ha.

“T”

TALCO

Il talco è un silicato di magnesio idrato. E’ efficace in viticoltura come disseccante e cicatrizzante dopo le gelate. E’ valido anche per contrastare la botrite, il marciume acido e gli attacchi di api e vespe alla frutta matura a fine stagione. E’ inoltre un ottimo coadiuvante dello zolfo e permette di abbassarne le dosi. E’ possibile aggiungervi anche l’argilla bentonite micronizzata.

TERPENI E OLI DI PINO

I terpeni di pino e di menta sono tensioattivi con modalità disperdente.
Hanno un effetto adesivante e sinergico con i fungicidi come rame e zolfo e offrono secondariamente una funzione insetticida. Sono impiegati in arboricoltura e in viticoltura ma su alcune varietà, tipo Sauvignon, risultano fitotossiche.
I terpeni possono essere aggiunti anche agli estratti vegetali e ne migliorano l’adesività e la persistenza nel tempo.
I preparati commerciali sono facilmente reperibili, anche se un po’ costosi. E’ possibile l’autoproduzione mettendo a macerare nell’alcol, per due settimane, della semplice resina di pino e di abete e dei trucioli di pigne. Agitare ogni giorno la miscela. La dose di utilizzo è di circa 0,5-2 l per 1000 l d’acqua.

ALTRI ADESIVANTI

I macerati di semi di lino in aceto di vino, aggiunti al solfato di rame, permettono delle importanti riduzioni nell’uso di quest’ultimo. Le esperienze sono state raccolte da un gruppo brasiliano ed i risultati sono molto incoraggianti.
Il macerato o le tisane di saponaria (Saponaria officinalis) costituiscono un valido additivo per una migliore adesività dei prodotti. Le indicazioni fornite per i saponi e la bentonite, valgono anche in questo caso.

THUYA D30

E’ un rimedio di origine omeopatica da impiegare contro tutte le malattie causate dalla “civilizzazione”. Agisce contro l’invecchiamento precoce dell’uomo e maggiormente quando la pelle, le mucose e il sistema nervoso sono deficitari. E’ diuretico e disintossicante. La Thuya D30 è stata introdotta in agricoltura da Françoise Bouchet; è molto utile nel caso di suoli fortemente intossicati, dove i preparati biodinamici hanno difficoltà d’azione. La soluzione D30 va diluita in dose 30-50 l/ha preferibilmente in febbraio o marzo.

PREPARAZIONE DELLA THUYA
Per circa 1 ha di terreno si acquista una bottiglietta da 300 ml di Thuya D20®, che si trova in farmacia. In una bottiglietta vuota da 200 ml si diluiscono 5 ml di D20 con 45 ml di acqua piovana o acqua di fonte molto pura, si scuote (succussione) la bottiglietta ritmicamente e energicamente per 3 minuti. Si sono così ottenuti 50 ml di D21. Ripetere l’operazione nello stesso modo, fino ad ottenere la D27.
Per ogni diluzione bisogna utilizzare dei contenitori molto puliti. Arrivati alla D27, prenderne 50 ml e aggiungere 450 ml di acqua pura.
Agitare ritmicamente come sopraindicato in questo modo si ottengono 500 ml di D28. Si ripete l’operazione con 4,5 l per ottenere 5 l di D29. A questo punto si può preparare la D0 misurando esattamente 45 l di acqua ai quali verranno aggiunti 5 l di D29. Il tutto andrà dinamizzato, a mano o nel dinamizzatore, per 3 minuti. E’ fondamentale rispettare sempre i rapporti di diluizione: una parte della diluzione precedente più nove parti di acqua, dinamizzando o scuotendo per 3 minuti.

TILLECUR®

E’ un prodotto della ditta tedesca Schaette, ottenuto a partire dalle indicazioni di Speiss dell’Istituto di ricerca Bio-Dynamica di Darmstadt (IBDF) ed è distribuito dalla BIOFA. E’ un prodotto a base di estratti di rafano, molto attivo contro la carie del grano. L’uso è permesso in molti Paese europei.

“Z”

ZOLFO E FORME COMINATE DI ZOLFO

NAB, polisolfuro di calcio ecc.: Lo zolfo resta un prodotto quasi insostituibile in viticoltura e in arboricoltura contro malattie come l’oidio e la ticchiolatura, nonostante talvolta abbia un effetto negativo sugli insetti ausiliari. Purtroppo le forme di zolfo presenti in commercio sono quasi tutte di origine petrolchimica. Lo zolfo BIOFA, nonostante abbia un’origine non naturale, ha grandi vantaggi di utilizzo. Gli zolfi provenienti dalla Polonia e commercializzati in Italia dovrebbero sostituire quelli di origine petrolchimica. Le impolverazioni di zolfo sono molto efficaci ma si ricorda di prestare attenzione agli insetti ausiliari. A tale proposito si ricorda come la miscela di zolfo con bentonite, talco e litotamnio abbassi considerevolmente le dosi di impiego dello zolfo stesso.

Polisolfuro di calcio (poltiglia solfo-calcica): Si ottiene dalla combinazione dello zolfo con la calce. Può essere impiegato come fungicida e acaricida negli stadi invernali della malattia ma è fitotossico alle basse temperature.
Questo prodotto è molto efficace ma non bisogna eccedere nell’uso in quanto ha effetti collaterali negativi sugli inetti ausiliari e l’equilibrio ecologico.
E’ molto corrosivo verso le attrezzature utilizzate per la distribuzione. Bisogna evitare irroratrici di ferro o di rame e proteggere bene viso e occhi. In caso di contatto con la pelle, lavare con abbondante acqua e aceto in quanto ha un pH vicino a 14.
E’ possibile auto-prodursi la poltiglia (si rammenta che l’attuale legislazione italiana non lo permette) o ricorrere a preparati commerciali come Polisenio® e BIOMAT.
Può essere impiegata sugli alberi da frutta, dopo la caduta delle foglie e in caso di forti attacchi di ticchiolatura, monilia, oidio, bolla ecc., ma può essere utilizzato anche durante la stagione vegetativa.
Un altro momenti utile per l’applicazione è la fase di pregermogliamento: si prevengono così le malattie in modo complementare, vengono tenute sotto controllo la carpocapsa e gli antocoridi.
Il polisolfuro di calcio è efficace anche contro le cocciniglie ma solamente a dosi molto elevate. Ha anche una buona efficacia nel controllo di muschi e licheni.
Le piante giovani di vite e degli alberi da frutto beneficeranno di un trattamento di polisolfuro di calcio in quanto è anche un ottimo stimolante vegetativo.
Negli albicocchi, nei peschi e nelle nettarine si può anche applicare in un bel giorno soleggiato di febbraio-marzo. Un trattamento invernale su colture molto sensibili alla ticchiolatura e all’oidio vale come prevenzione.

Ricetta per l’autoproduzione del polisolfuro di calcio: Si cerca di provocare una reazione a caldo tra lo zolfo e la calce, ottenendo polisolfuri di calcio di grande efficacia anche nei periodi freddi dell’anno. Il polisolfuro di calcio è un prodotto autorizzato dal disciplinare dell’agricoltura biologica ma è abbastanza costoso e il suo grado di efficacia non è sempre ottimale. Ci sono diverse ricette per la sua realizzazione, non tutte semplici da seguire. Ecco un modo facile per arrivare a tale preparato. Sciogliere 50 g di zolfo fiore in un po’ di acqua fino ad avere una consistente pastosa. La stessa operazione andrà fatta con 70 g di calce possibilmente calce viva poiché è migliore anche se molto difficile da trovare e da usare. Versare quindi la pasta di zolfo in quella di calce mescolando energicamente in un vecchio recipiente metallico già posizionato sopra un fornello acceso e portare a ebollizione. Al momento dell’ebollizione aggiungere 10 l di acqua, mescolare molto bene, filtrare e impiegare in giornata. Il polisolfuro odora come le uova marce, è molto corrosivo e caustico: si ricorda di proteggere bene occhi e mucose durante l’utilizzo.

(fonte: Manuale pratico di agricoltura biodinamica di Pierre Masson)

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on dicembre 9 | by

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