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Macerati e infusi vegetali

on febbraio 1 | in Cura delle Piante, Giardino Biodinamico, Orto Biodinamico | by | with No Comments

tratto da “L’orto biodinamico” di Heynitz/Merckens

La crescita sana delle piante non dipende solo dal substrato del suolo, dalla lavorazione e dalle cure. Le condizioni atmosferiche nel corso dell’anno (periodi freddo-asciutti in primavera o giorni caldo-umidi in estate) possono ostacolare lo sviluppo delle piante e provocare infestazioni: è necessario combattere i danni di funghi e di insetti nocivi. Esistono rimedi naturali per proteggere le coltivazioni, favorire una crescita rigogliosa e fronteggiare con successo le infestazioni? Rudolf Steiner indica a tale scopo l’impiego di ortica e di equiseto arvense. Come infuso, decotto o macerato queste erbe danno ottimi risultati. Occorre intervenire a tempo giusto. In primo luogo bisogna preparare le necessarie tinozze di legno. Si possono sistemare vicino al composto, sotto una grondaia, possibilmente vicino al fienile o alla casa. È importante aver cura di coprire bene sia per il cattivo odore, sia per il pericolo che può costituire per i bambini. L’acqua piovana è sempre da preferirsi a quella di conduttura. Quali piante vengono impiegate in prevalenza per la preparazione dei macerati?

Urtica dioicaurtica-dioica

L’ortica (Urtica dioica): se ne impiegano 10 kg di massa verde in 100 litri di acqua. Le piante vengono tagliate nel pieno sviluppo, prima della fioritura. Con clima caldo la fermentazione inizia presto ed è completata in una o due settimane. Per facilitare il processo è consigliabile mescolare ogni giorno mattina e sera per pochi minuti. Poi il macerato si può impiegare nella diluizione di 1:10. Se occorre intervenire all’inizio della primavera, si può versare acqua bollente su ortica che va considerata solo come surrogato dell’ortica fresca. Il recipiente si può sempre riempire di nuovo; così il macerato è sempre a disposizione. Quando in autunno minacciano le prime gelate, il tè si può versare sul cumulo con notevole vantaggio.

Per poter capire il tipo di azione di questo macerato si deve cercare l’ortica in natura e studiare le sue particolari caratteristiche nel luogo ove vive. Essa preferisce “insediarsi” dove gli uomini hanno depositato residui, vecchio ferro, detriti vari. L’apparato radicale molto ramificato contribuisce a trasformare, in un tempo relativamente breve, tutti questi rifiuti in terra profumata.

La ricca massa fogliare di un verde scuro si sviluppa sopra uno stelo robusto quadrangolare e si distingue per l’abbondante formazione di clorofilla e per un particolare rapporto con il ferro. Degno di nota è il legame fra silice e calcio nei peli urticanti. La parte inferiore è indurita da depositi calcarei, mentre la pianta è resa fragile dal contenuto di silice: un’indicazione in più sulla doppia efficacia dell’ortica, come infuso o macerato, per vivificare e stimolare la crescita delle piante, come macerato in acqua fredda per combattere gli insetti nocivi. La pianta, dall’aspetto così poco attraente, è anche ricca di sostanze minerali, vitamine e fitormoni. Ciò fa comprendere perché è apprezzata come foraggio per giovani animali e come pianta officinale nella medicina naturale. Tutte queste caratteristiche passano nel macerato, favoriscono la crescita delle piante e lo sviluppo fogliare.

Un infuso di ortica in acqua fredda per 25 ore può combattere una infestazione di afidi su rose, fagioli e altre piante. Impiegato a tempo giusti, se occorre ripetuto più volte, porta alla totale scomparsa degli insetti nocivi.

Equisetum arvenseequisetum arvense

L’equiseto (Equisetum arvense) si distingue per l’alto contenuto di silice ed è molto efficace per combattere le invasioni micotiche. SI deve trattare però solo di equiseto arvense, non di altre piante equisetacee (di palude, bosco, ecc.).

L’equiseto nel suo sviluppo unisce singolari contrasti. dal mese di maggio all’autunno inoltrato, sui cigli dei campi e dei prati, sugli argini dei fossi e lungo le scarpate delle ferrovie si possono incontrare i verdi getti rigidamente articolati, simili a piccoli abeti. Essi traggono origine da un rigoglioso intreccio di radici che espandendosi possono rendere la pianta una noiosa erba infestante. Questa forma nota a ogni orticoltore è preceduta da un’altra: prima che si sviluppino i germogli verdi, l’equiseto in marzo-aprile butta pallidi germogli rosso-bruni alti 20 cm dai quali cadono innumerevoli spore fini come polvere. In questa sorprendente doppia natura, nell’alto contenuto di silice e di insospettati Sali di acido solforico può trovarsi la ragione per cui Rudolf Steiner ha indicato questa pianta come rimedio preventivo contro tutte le infestazioni micotiche.

L’equiseto non si deve raccogliere prima di agosto, poiché le cime dei rametti continuano a crescere finché rimangono verdi. Solo nella tarda estate, quando le foglie pennate sono del tutto mature, esse hanno l’elevato contenuto di silice che un tempo veniva utilizzato per pulire stoviglie e oggetti di stagno (da ciò il nome di “erba di stagno”).

Per ottenere il decotto seguiamo un procedimento diverso da quello che abbiamo indicato per l’ortica. Qui si fanno bollire per mezzora a fiamma debole 500 g di sostanza vegetale seccata (o in polvere) in 5 litri di acqua. Il decotto viene poi versato in una tinozza, diluito in acqua piovana nella preparazione di 5:1, e mescolato più volte nei giorni successivi. Si può usare come decotto da irrorare, anche se il liquido nel corso del tempo assume una consistenza simile al colaticcio. In questo stadio la cosa più efficace è spruzzarlo sul terreno. i periodi più favorevoli sono: da febbraio all’inizio di maggio, da metà luglio a metà agosto (epoca che segna una svolta caratteristica nello sviluppo delle piante), come pure al termine dei lavori nell’orto (ottobre-novembre). In questo modo si previene ogni infestazione micotica. Ritorneremo sull’argomento per particolari trattamenti.

Symphytum x uplandicum

Symphytum x uplandicum

La consolida (Symphytum x uplandicum). La pregiata pianta officinale è un ibrido naturale scoperto in Russia e risultante da Symphytum asperum e da Symphytum officinale. Quest’ultima è una pianta perenne selvatica che si trova nei prati, nei campi e nei boschi umidi dell’Europa centrale.

La consolida non dovrebbe mancare nelle nostre aiuole. Come pianta officinale fu sempre molto apprezzata; da qualche tempo però il suo impiego a scopo terapeutico è reso problematico a causa di un alcaloide contenuto nelle foglie. All’orticoltore però interessano altre caratteristiche: in particolare la grande efficacia del decotto. Quando lo si è sperimentato sulle piante da salotto, non si può fare a meno di coltivare la consolida nel proprio orto. Essa produce una grande massa fogliare; inoltre è in grado di liberare le riserve di potassio nel terreno. Le radici vanno raccolte in aprile, poco prima dell’inizio della fioritura, quando contengono la percentuale massima di ormoni. Le foglie possono venire tagliate di continuo sino alle prime gelate autunnali. A quest’epoca è opportuno raccoglierle, seccarle e conservarle per ogni ulteriore impiego che si intenda fare nell’inverno.

La preparazione del decotto per impiego continuo si discosta poco da quanto finora detto. Si prendono 10 kg di foglie in 100 litri di acqua piovana, aggiungendo in aprile anche un po’ di sostanza delle radici. Si lascia fermentare per alcuni giorni, poi si diluisce il tutto unendo 3-5 volte tanta acqua e si impiega il macerato così ottenuto per stimolare e migliorare lo sviluppo delle piante. In inverno per le piante da appartamento si po’ preparare un fertilizzante liquido, versando acqua bollente su radici e foglie seccate e lasciando fermentare alcuni giorni. Non a torto si sottolinea sempre il contenuto equilibrato di sostanze nutritive, soprattutto potassio, che ha questa pianta. Una ragione in più per utilizzarla!

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