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Che cosa rappresentano le ERBE DI CAMPAGNA dette infestanti

on aprile 27 | in Giardino Biodinamico, Orto Biodinamico, Progettare Giardino Biologico | by | with No Comments

di Fabio Fioravanti

In Natura ogni filo d’erba ha la sua ragione di esistere ed è necessario rispettare ogni forma di vita. Per poter coltivare è necessario un intervento da parte dell’uomo sulla Natura che può avere un impatto più o meno devastante a seconda degli ideali (o meno) che muovono le persone.

Il corso sull’agricoltura di R. Steiner del 1924 fu definito “un nuovo inizio strappato al declino dell’occidente” poiché l’esclusivo orientamento verso la tecnica, la scienza materialista, e la redditività come unico obiettivo ha condotto l’agricoltore al forzato impiego dei prodotti dell’industria chimica e al rapido declino delle antiche capacità contadine e del rapporto con la Natura. La pratica agricola richiede interventi da parte dell’uomo che, in certo qual modo, vanno ad alterare quelli che sono i naturali equilibri; basti pensare a quella che fu nei secoli passati l’azione di disboscamento che si rese necessaria per ottenere terreni coltivabili.

Si può affermare che le colture rappresentano una imposizione da parte dell’uomo. Con la rivoluzione scientifica, e l’applicazione del riduzionismo alle varie discipline organiche e inorganiche, gli agro-sistemi vengono studiati in maniera parziale e sottoposti a frammentazione. Con questo processo si è arrivati nel tempo ad avere una estrema specializzazione delle scienze agrarie e una perdita di visione olistica. La conseguenza diretta e immediata di questo processo, culminato con la famosa “Rivoluzione verde” a cavallo degli anni ’60, ha determinato la mancanza di dialogo tra le scienze agrarie e le scienze “contingenti” (naturali, ecologiche, etiche, nutrizionali, energetiche, estetiche, paesaggistiche, ingegneristiche ecc.) avendo come unica unità di misura la quantità. E qui s’intende approccio quantitativo anche come metodo unilaterale di indagine della Natura e del Creato, inteso come studio della sostanza e non delle forze. Con l’approccio quantitativo viene meno il dialogo fra i vari saperi.

Grazie a questa degenerazione si arriva a giustificare e incentivare l’uso di pesticidi di sintesi nocivi per ambiente e organismi viventi, oltre a diserbanti e concimi chimici. È ormai evidente che l’agricoltura moderna necessita di essere ripensata (ed è anche con questa scusa che si vorrebbero giustificare gli OGM… oltre al danno, la beffa!). L’agricoltura moderna va ripensata in virtù di una organizzazione più conservativa e di un maggiore equilibrio tra produzione e tutela del territorio. Per fare questo occorre valorizzare la biodiversità, perché l’integrità ecologica rende “l’intero maggiore della somma delle sue parti” (concetto di organismo). Di fronte all’attività dell’uomo la Natura non resta a guardare e, continuamente, si prodiga per ripristinare equilibri e processi vitali. Potrà sembrare strano ma in tutto questo le cosiddette infestanti rappresentano il tentativo (iniziale) della Natura di ristabilire gli equilibri.

Ovviamente il concetto di infestante è legato alla posizione ed al luogo di crescita di un’erba, che sarà indesiderata qual’ora dovesse crescere all’interno di un campo coltivato per poi entrare in competizione idrica e alimentare con la coltura (pianta che influisce negativamente sulle finalità umane). Un’erba spontanea, quindi, non rappresenta solo un’infestante, ma vuole anche essere l’inizio di un processo evolutivo verso il massimo grado di equilibrio rappresentato da boschi e foreste attraverso una successione temporale ed ecologica che vedrà il susseguirsi di erbe (da prima annuali e poi perenni), arbusti, alberi ed alberi ad alto fusto. Le caratteristiche della vegetazione spontanea possono essere molto variabili, ed essere determinate da vari fattori (naturali e antropici). Come tendenza in ogni ambiente fisico compatibile con la vita s’insedia sempre la comunità che è in grado di sfruttare meglio le condizioni ambientali presenti in quel momento. A tal proposito, secondo me, R. Steiner esprime con semplicità e forza un concetto fondamentale: l’agricoltore ha il compito di badare a che il processo naturale si svolga nel giusto modo.

Questo concetto è importante soprattutto se consideriamo che gli ambienti agrari in genere sono molto semplificati e questa semplificazione contribuisce a rendere l’ambiente ecologicamente instabile, con conseguente necessità di intervento umano esterno. In epoca moderna questo fattore ha contribuito all’uso massiccio di fitofarmaci e pesticidi (e come già ribadito, purtroppo, servirà a giustificare l’uso di OGM), senza dimenticare che ogni volta che si interviene con un antiparassitario di sintesi si va a creare un “vuoto biologico” determinato dall’azione insetticida, che non è selettiva, nei confronti di questo o quell’insetto. Dunque per poter evitare l’uso di questi agenti occorre applicare il concetto espresso da Steiner.

Questo dato assume ancor più valore in agricoltura biodinamica e biologica poiché gli strumenti che si hanno a disposizione per controllare insetti nocivi e patologie varie rappresentano delle armi spuntate, o meglio, si tratta di rimedi che hanno più un’azione preventiva (e non curativa) proprio perché non devono essere un pericolo per l’ambiente e la Natura in generale. È necessario dunque operare sulla prevenzione. Questa prevenzione passa anche attraverso la stabilità dell’ecosistema che è dovuta alla sua stabilità ecologica, riducendo gli squilibri indotti dall’attività dell’uomo attraverso una gestione consapevole della flora spontanea, delle siepi, delle aree boscate, dei fossati, delle zone umide e della fauna utile. Già il fatto di non utilizzare veleni favorisce la presenza degli insetti utili, che solitamente sono i più sensibili, sono i meno resistenti ed i meno adattabili.

Oltre a ripristinare la fertilità organica dei terreni, ed a scegliere le giuste varietà idonee al clima ed al territorio, è possibile gestire in maniera intelligente anche la flora spontanea la quale è in grado di offrire nutrimento e riparo a numerosi insetti utili, oltre che ad uccelli che si possono cibare di insetti dannosi (nello stomaco di un merlo sono state trovate fino a 680 larve di Dittero). Determinate specie vegetali ai bordi dei campi o nell’inerbimento possono ospitare insetti utili e fornire nutrimento. Uno studio della Facoltà di Agraria di Bologna ha evidenziato come alcune specie in particolare possano rivelarsi utili:

  • Ortica (Urtica dioica)
Urtica dioica
  • Carota selv. (Daucus carota)
Daucus carota
  • Cardo dei lanaioli (Dipsacus sylvestris)
Dipsacus sylvestris
  • Bardana (Arctium)
Arctium sp
  • Stoppione (Cirsium arvense)
Cirsium arvense
  • Radicchiella (Crepis)
Crepis sp
  • Inula (Inula viscosa)
Inula viscosa_copertina
  • Achillea (Achillea millefolium)

Yarrow Achillea Millefolium Asteraceae White

Yarrow Achillea Millefolium Asteraceae White

  • Betonica annuale (Stachys annua)
 Stachys annua
  • Aspraggine (Picris)
 Picris spp
  • Fiordaliso (Centaurea)
 Centaurea sp.

Non bisogna dimenticare il valore assoluto che hanno tutte le Leguminose, sia spontanee che coltivate. Si tratta di un ruolo ecologico centrale per via della fissazione naturale dell’azoto. Altre piante, invece, hanno la capacità di assorbire agenti inquinanti o metabolizzare e degradare i contaminanti in forme non inquinanti: Urtica dioica, Festuca spp., Cynodon spp., Sorghum sp., Trifolium spp., Arum italicum, Orchis spp., Taraxacum officinalis, Lolium sp., Daucus carota. La mancanza di elementi naturali come arbusti, alberi e corsi d’acqua contribuisce ad accentuare il vuoto biologico e l’instabilità ecologica a favore di specie (vegetali, insetti, animali) più adattabili e resistenti che tenderanno a prendere il sopravvento a discapito della biodiversità, andando poi ad occupare questo vuoto determinando condizioni di unilateralità. È possibile anche in piccola scala, ma non solo, favorire la crescita e lo sviluppo di queste ed altre piante utili lasciando alcune zone marginali, o a bordo campo, libere di far sviluppare le varie erbe utili che potranno essere seminate o addirittura trapiantate. Il trapianto deve essere fatto durante le fasi iniziali di sviluppo della pianta. La gestione intelligente del regno vegetale pone le basi per l’attività della fauna utile. È possibile reperire tramite il web un bel manuale sulle piante utili e mellifere, digitando “Fiori e Api in Europa pdf”.

La pianta è l’unica fabbrica di nuova sostanza sulla terra, il resto è riciclaggio. Privare il terreno in via continuativa e permanente della copertura vegetale e della presenza di flora determina un grave vuoto biologico che rischia di innescare processi di desertificazione dei suoli agrari

Quello di infestante è un concetto determinato dal luogo di crescita di un’erba e dal momento in cui questa cresce e si sviluppa. Una pianta spontanea che cresce all’interno di un campo di grano, che si sviluppa e cresce contemporaneamente alla coltura può creare notevoli problemi all’agricoltore.
Concetto di infestante: pianta che influisce negativamente sulle finalità umane. Ma quali sono, o quali dovrebbero essere le finalità umane??

Il fatto di credere o pensare che tutte le piante spontanee che crescono all’interno di un’azienda agricola siano infestanti è un grave errore, poiché è possibile gestire queste piante per favorire le dinamiche naturali verso una direzione di equilibrio e sostenibilità dell’insieme. La vigoria e la rusticità che contraddistinguono le erbe spontanee possono tornare utili anche allo stesso agricoltore. Uno degli esempi più classici (ma è soltanto uno degli aspetti che possono essere presi in considerazione) è quello dell’inerbimento all’interno del frutteto, il quale rappresenta una copertura vegetale del suolo che offre molteplici vantaggi. Questo perché i terreni nudi, soprattutto se in pendenza, sono soggetti a forte erosione provocata da intense piogge. La presenza di flora spontanea (o di inerbimento coltivato) riduce l’effetto dilavante e lisciviante delle piogge, proteggendo la fertilità del terreno. Vi è produzione di biomassa (la pianta è l’unica fabbrica di nuova sostanza sulla terra, il resto è riciclaggio), sostanza organica indispensabile per conservare vitalità nel suolo e per il mantenimento della struttura. In natura la presenza della flora spontanea nei terreni estrinseca fertilità riportando al riequilibrio organico e minerale, per secoli ottenuta con la tecnica del maggese, oggi reintrodotta con il set-aside (mantenimento dell’attività biologica del suolo grazie agli apparati radicali ed ai residui organici).

Una buona gestione del manto erboso (o di aree delimitate adiacenti alle colture) può favorire la presenza di insetti impollinatori ed altri insetti utili; a tal proposito non dovrebbero mai mancare le Labiate, le Ombrellifere (o Apiacee) e le Composite (o Asteracee). Per quanto riguarda, invece, l’approvvigionamento dell’azoto non va assolutamente dimenticata l’importanza delle Leguminose.
Il fatto, dunque, di privare il terreno in via continuativa e permanente della copertura vegetale e della presenza di flora, nel tempo e a lungo andare, va a determinare un grave vuoto biologico con il rischio di andare ad innescare processi di desertificazione dei suoli agrari (soprattutto se non viene mai integrata sostanza organica tramite il compost).

Per troppo tempo si è pensato ad eliminare dai contesti agricoli tutti i fattori considerati non produttivi ed estranei al ciclo produttivo, come conseguenza di un processo di pensiero unidirezionale e miope (profitto e produttività). Senza considerare, però, che un semplice cespuglio di ortiche rappresenta un habitat ideale per molte forme di vita. Uno dei compiti di una nuova agricoltura dovrebbe essere quello di tutelare e salvaguardare il maggior numero di forme viventi, favorendo la presenza di ambienti idonei allo sviluppo dei vari anelli del ciclo della vita. La vita di molti insetti utili è legata alla presenza di determinate specie vegetali le quali rappresentano la fonte privilegiata di nutrimento. Occorre una visione meno miope poiché nel vivente “l’insieme è maggiore della somma delle sue parti” (Aristotele), è dunque necessario valutare la ragion d’essere di ogni organismo se si vuole costruire un mondo più umano.
Per una convivenza vantaggiosa tra flora spontanea e colture è indispensabile coltivare specie e varietà che siano idonee alle condizioni ambientali in cui si opera. Introdurre ed utilizzare colture in aree vocate è il primo ed importante passo verso un’agricoltura sostenibile.
Inoltre, entro certi limiti, è lecito affermare che il suolo possa manifestare il proprio stato e la propria condizione attraverso la flora spontanea. Ciò significa che la presenza di determinate specie spontanee ci permette di comprendere indicativamente le condizioni generali del terreno e, in misura minore, le condizioni ambientali (impatto sull’ambiente delle pratiche agronomiche e grado di antropizzazione).

 piantaggine

Un approccio veramente olistico dovrebbe coinvolgere l’agricoltore, o il giardiniere, nella lettura della vegetazione spontanea per poter decifrare il linguaggio e le dinamiche del vivente, per riuscire a cogliere i segnali che la natura può manifestare. Non solo per quanto riguarda la presenza o meno di specie vegetali, ma anche per quanto riguarda la presenza di determinati insetti o uccelli.
Vi sono alcune specie vegetali spontanee che, indicativamente, sono rappresentative dei terreni compattati e privi di struttura. La compattazione, la mancanza di struttura, e la conseguente asfissia degli apparati radicali, sono tra le prime cause di problemi per le coltivazioni.
Le specie che, come tendenza, stanno ad indicare la presenza di compattazione sono Matricaria chamomilla (Camomilla comune), Plantago major (Piantaggine maggiore), Plantago lanceolata (Piantaggine minore), Plantago coronopus (Piantaggine barbarella), Polygonum aviculare (Erba correggiola), Bellis perennis (Margheritina), Poa annua (Fienarola annuale) e, in misura minore, altre specie ancora.

 camomilla

Per poter cogliere, invece, ruolo ecologico e potenziali funzioni della flora spontanea è possibile scaricare gratuitamente dal web uno dei manuali ISPRA nel quale vengono fornite indicazioni basilari per poter ripristinare (per quanto possibile) anche all’interno dei centri urbani quegli elementi naturali indispensabili per la vita dell’ecosistema. Per reintrodurre anche in città un po’ di natura, con tutti i benefici del caso, per bilanciare gli effetti negativi di una pressione antropica che troppo spesso non tiene conto delle dinamiche naturali.
È sufficiente digitare “Specie erbacee spontanee mediterranee per la riqualificazione di ambienti antropici pdf”. Fa parte dei manuali e linee guida ISPRA (manuale_86_2013). Al di là del contesto, che può essere continentale o mediterraneo, questo manuale offre spunti e indicazioni sul valore e sulle potenzialità di una gestione intelligente della vegetazione spontanea

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