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Il prezioso valore del seme

on dicembre 11 | in Giardino Biodinamico, Orto Biodinamico | by | with No Comments

di Fabio Fioravanti

 Il terreno per l’agricoltore è tutto, ma il seme non è meno importante! Oggi purtroppo, in molti casi, i semi in circolazione sono figli dell’industria e manca uno sviluppo serio di semente che sia idonea all’agricoltura biodinamica, biologica e naturale.
Per decenni si sono selezionate varietà pensate per il mercato e adatte alle concimazioni industriali, ottenute attraverso pratiche agronomiche spinte. Nel tempo la vitalità della semente è diminuita e molti semi, dopo appena due-tre anni, non sono più in grado di germinare.
È necessario riportare equilibrio e armonia tra seme (specie), terreno e pratica agronomica perché può accadere che alcune varietà in commercio, anche se certificate bio, mal si adattino ad un’agricoltura veramente naturale.

Quando si opera in agricoltura ci sono principalmente due fattori con i quali si entra in relazione nella pratica lavorativa: il primo è il terreno e il secondo è il seme.
Se da una parte, attraverso la gestione corretta delle concimazioni e l’uso dei preparati biodinamici, si può arrivare a migliorare in maniera importante la fertilità del terreno con tutti i benefici del caso, dall’altra parte (quella del seme) si è costretti spesso e volentieri a fare i conti con quello che può offrire il mercato che, non sempre, è in grado di soddisfare le esigenze di chi coltiva.
Nel momento in cui si acquisisce della semente occorre assicurarsi che si tratti di specie e varietà idonee al tipo di terreno, alla zona in cui si coltiva e al tipo di clima. Considerando anche il ciclo biologico della specie che può essere primaverile-estivo, oppure a ciclo estivo-autunnale o autunno-primaverile.
Tuttavia può accadere che la vitalità della semente sia scarsa o, in altri casi, che si tratti di semi di piante coltivate e riprodotte in altre nazioni (ad esempio Germania oppure Olanda), le quali avrebbero bisogno di adattarsi al tipo di clima presente in Italia per poter esprimere al meglio le caratteristiche varietali. Sempre che si tratti di specie idonee al luogo di coltivazione.
Molti agricoltori optano per l’autoproduzione del seme, proprio per avere la certezza della provenienza e la garanzia che si tratti di semente ottenuta da agricoltura biologica o biodinamica. Per autoriprodursi la semente, non ci si può di certo improvvisare, ed è necessario conoscere bene alcune regole generali oltre alle esigenze legate alla riproduzione dei semi delle singole specie.
La prima cosa da evitare sono gli incroci indesiderati. Per impedire che ciò avvenga è necessario posizionare a debita distanza le specie in grado di incrociarsi, oppure occorre evitare che il periodo di fioritura sia concomitante. Ogni specie richiede una distanza minima da piante della stessa famiglia botanica con le quali può avvenire l’incrocio (ad esempio tra peperone e peperoncino). Vi sono tabelle specifiche in merito che indicano le distanze da mantenere.
È bene avere chiaro anche il fatto che, unitamente all’autoriproduzione del seme, è fondamentale portare avanti anche la rigenerazione della semente per aumentarne la vitalità, per migliorarne la conservabilità, per ottenere un prodotto qualitativamente superiore e per garantirsi piante sane e vigorose che siano compatibili con l’agricoltura naturale e le concimazioni organiche.
Per effettuare la rigenerazione del seme occorre conoscere bene le varie tecniche e metodiche legate ad ogni singola specie. Ed è bene conoscere le caratteristiche varietali per poi applicare in maniera mirata, e a seconda degli obiettivi, queste tecniche.
Vi sono alcune regole fondamentali e di base che è bene conoscere (si tratta dell’abc della rigenerazione). Una di queste regole consiste nel riuscire a raccogliere il seme a piena maturazione. Occorre far maturare il più possibile la semente, lasciando libera la pianta portaseme di terminare al massimo grado il proprio ciclo vegetativo. Sarebbe un grave errore raccogliere il seme prima della fine del ciclo vegetativo della pianta. Questo perché il seme deve poter aumentare al massimo grado il proprio peso specifico. Se un seme dispone di un peso specifico elevato significa che è un seme vitale. Il seme aumenta il proprio peso specifico se lasciato maturare al massimo livello attaccato alla pianta.
In caso di necessità è possibile raccogliere anticipatamente l’intera pianta (che ovviamente dovrà comunque essere già avanti con la maturazione e con i semi già ben formati), facendola essiccare definitivamente e maturare legata al soffitto, o sotto una tettoia, a testa in giù. Cioè con l’apparato radicale (che deve rimanere per intero attaccato alla pianta) rivolto verso l’alto e la parte apicale della pianta rivolta verso il basso.
Per la raccolta dei semi destinati alla rigenerazione andranno individuate una o più piante che rispondono a criteri di selezione ben definiti come forma, colore, portamento, qualità organolettiche, produzione, resistenza a patologie varie, precocità, ecc. In base, dunque, alle esigenze ed agli obiettivi verranno contrassegnate le piante prescelte con un segnale che servirà poi per individuare, al momento del raccolto del seme, le piante che più di tutte le altre hanno evidenziato i caratteri varietali presi in considerazione per la selezione e rigenerazione. Per il momento della raccolta è bene seguire il calendario biodinamico, favorendo l’organo interessato della specie; ad esempio, per il ravanello la raccolta del seme sarà fatta possibilmente in giorni di radice/terra.
Per selezionare i semi con peso specifico superiore è possibile utilizzare (come soluzione casalinga) un ventilatore o un asciugacapelli. Facendo cadere di fronte al flusso ventoso i semi un poco alla volta, si noterà che alcuni vengono allontanati maggiormente mentre altri cadranno a poca distanza. I semi che andranno più lontano saranno quelli con minor peso specifico, mentre i semi che cadranno più vicino al flusso e che non voleranno via saranno quelli con il peso specifico maggiore. Questi semi daranno maggiori garanzie e saranno poi quelli su cui puntare per la semina.
È possibile capire il peso specifico anche lanciando con la mano un pugno di semi. In questo caso quelli che cadranno più lontano saranno i semi migliori. Nelle aie si usava lanciare i semi di frumento sul pavimento e, quelli che cadevano più lontano, andavano poi seminati.
Per una vera rigenerazione del seme è importante che dopo qualche anno si cambi radicalmente luogo di coltivazione (per un’annata) per poi ritornare la stagione successiva nel medesimo luogo. Ciò significa che la stessa specie autoriprodotta per quattro-sei anni in pianura dovrà essere, per un anno, seminata e riprodotta in montagna (o in collina) per poi essere riportata in pianura. Lo stesso vale per una semente autoriprodotta nel tempo sempre in collina, la quale andrà seminata e riprodotta per un’annata in pianura. Un tempo, infatti, si era soliti scambiare sementi fra agricoltori di ambienti e terreni diversi anche per questo motivo (parliamo sempre di rigenerazione).
Altra tecnica finalizzata alla rigenerazione è la vernalizzazione del seme che consiste nell’esporre il seme all’azione del gelo per un periodo di tempo ben definito e con modalità mirate ad impedire che il seme si inumidisca. Il gelo agirebbe come criterio di selezione (molti semi perderebbero la capacità di germinare), ma anche andando ad agire direttamente sul corpo vitale del seme che per via dello shock termico sarebbe rinvigorito. Ogni specie avrà comunque una propria metodica di rigenerazione particolare, in base anche agli obiettivi del coltivatore.
È importante poi conservare adeguatamente il seme. Per prima cosa il seme deve essere ben essiccato e non deve essere esposto durante la conservazione a temperature superiori a 36° C o ai raggi diretti del sole (luce). Non deve essere esposto a sbalzi termici e a correnti d’aria e deve essere ripulito per bene da ogni impurità. È importante che l’ambiente di conservazione non sia umido e che insetti vari, topi o altri animali, non riescano ad accedere al luogo dello stoccaggio.
Anche la stessa conservazione può essere, a sua volta, un criterio di selezione e rigenerazione perché dopo dieci-dodici anni rimarrebbero in grado di germinare solo i semi più vigorosi e longevi, quelli cioè dai quali ripartire per ottenere piante portaseme valide.

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