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Gli ibridi in agricoltura: che cosa sono?

on novembre 30 | in Cura delle Piante, Orto Biodinamico | by | with No Comments

Dopo aver aderito alla chiamata a raccolta del gruppo Coltivar Condividendo, iniziativa svolta a Seren Del Grappa il 17-18 Novembre 2018 per opera di Tiziano Fantinel, mi sembra giusto fare chiarezza nell’ambito semi.

Cosa sono gli IBRIDI in campo sementiero? Si tratta di semi ottenuti incrociando artificialmente piante di varietà diverse. Una scelta che ha mostrato delle pecche perché questi ibridi (F1denominazione data che si trova in etichetta) erano  e sono tuttora  selezionati soprattutto per produrre in quantità, e a prescindere dalle realtà pedo climatiche locali, soltanto grazie all’impiego di abbondanti concimazioni con nitrati e di potenti trattamenti con pesticidi (alla faccia della eco sostenibilità che da più parti si reclama ma non si applica). Facendo in questo modo sono andate così a scomparire non solo le produzioni locali tipiche ma anche l’autonomia del contadino di seminare la “sua” semente,  raccolta dalle piante da lui coltivate nel suo organismo agricolo . E sì, perché le piante prodotte dai semi F1 hanno anche questo di bello (per le multinazionali, ovviamente): i semi che esse producono a loro volta, se riseminati, danno una produzione imprevedibile ed eterogenea, quindi invendibile. È così i contadini sono costretti ogni anno a comprare i semi dalle multinazionali. Ed è per questo che il lavoro di Tiziano Fantinel con il suo gruppo risulta estremamente importante per la salute della terra ma soprattutto per il futuro dei nostri figli e va sostenuto in qualità di consumatori consapevoli.

Altra strategia messa in atto dai “miglioratori” genetici moderni nei loro laboratori superattrezzati è stata quella di trattare le piante agrarie con sostanze chimiche mutagene o con radiazioni ionizzanti per stravolgere il loro corredo cromosomico. Frutto di queste pratiche devastanti è stato il Creso, il grano duro che poi ha fatto da progenitore per le varietà oggi in circolazione. Non è transgenico, non ha in sé radiazioni nucleari residuanti dai trattamenti subiti dalle piante madri, ma è una varietà che ha subito mutazioni genetiche e che risponde alla solita logica dell’alta produttività soltanto in risposta ad alti imput di concimi sintetici e pesticidi, guardando solo a un prodotto esteticamente appetibile per il consumatore ma con un basso valore nutrizionale.

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Presa dalla frenesia degli F1 e dalla mutagenesi, l’agricoltura industriale ha fatto scomparire tante antiche varietà locali (a discapito della biodiversità per rimane l’unica strada percorribile per un’agricoltura sostenibile ma soprattutto etica). E così oggi il povero agricoltore che vuole fare una sana agricoltura biologica utilizzando semi non ibridi o indenni da trattamenti mutageni, ne è impedito ed è costretto a ricorrere anche lui ai F1 o a varietà di grano provenienti dal Creso. E la storia non finisce qui, perché all’orizzonte si profilano le varietà geneticamente modificate. Ma questa è un’altra e storia di cui racconteremo un’altra volta.

Non posso che plaudire perciò a questa iniziativa del gruppo Coltivare Condividendo

https://coltivarecondividendo.it/ 

Plaudo anche al nobile lavoro dei ricercatori, alcuni anche italiani, che si stanno adoperando per recuperare le antiche varietà locali sopravvissute e per selezionare da esse nuove varietà che siano adatte alle diverse realtà agricole locali (che il nostro paese ne è il maggior rappresentante al mondo ) e che producano bene con i metodi di agricoltura biologica e biodinamica . Questi genetisti affidano poi agli agricoltori le varietà da loro ottenute affinché essi, come facevano in passato, le seguano in campo per valutare come si comportano nei loro terreni in termini di produttività, in relazione anche alla concimazione organica,  di resistenza alle malattie e cosa sempre più fondamentale al costante cambiamento climatico.  Si fa così quella che si suole chiamare selezione partecipativa una volta chiamata “massale”, una collaborazione stretta e solidale tra genetisti di buona volontà ed agricoltori. Così questi ultimi tornano ad essere protagonisti nel loro nobile lavoro e non semplici operatori di un protocollo sta E sarà un bene per loro, per l’ambiente, per i consumatori e per le generazioni future. Insomma, è il caso di dire, è proprio un bel Seminare per il Futuro  https://www.seminareilfuturo.it/

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