visual-pomodori

Pomodoro: se le nuove foglie si piegano in giù il terreno è asfittico

on luglio 17 | in Orto Biodinamico | by | with No Comments

Header-pomodoriLa struttura del terreno può facilmente peggiorare con le coltivazioni in atto: forti piogge, irrigazioni inadeguate e caplestio possono causare un limitato ricambio d’aria attorno alle radici, condizione che porta la pianta in sofferenza che, nel caso del pomodoro, può manifestarsi con sintomi molto particolari, come la curvatura verso il basso dei piccoli delle nuove foglie, fenomeno che si riscontra anche in un’altra specie coltivata, il girasole.

CHE COSA E’ ACCADUTO?
Questo anomalo fenomeno, tipico del pomodoro, si chiama “epinastia” (dal greco epi = sopra e Nastos = compresso) e si manifesta con la curvatura della nuova foglia verso il basso, prodotta da una maggiore crescita della superficie superiore del picciolo rispetto al quella inferiore.

PERCHE’ E’ ACCADUTO
Non si tratta di un problema parassitario, ma di un “avvertimento” della pianta, la quale comunica che le radici si trovano da diversi giorni in una condizione di asfissia, cioè di carenza di ossigeno.
Questa penuria di ossigeno è dovuta a un cattivo ricambio d’aria nel terreno, e può derivare da un periodo prolungato in cui esso presenta la crosta superficiale, oppure è compattato o inzuppato d’acqua (allagato).
Dalle radici in condizione di stress parte un segnale chimico che, attraverso i vasi linfatici (piccolissimi canali attraverso i quali scorre la linfa verso le foglie), sale nella pianta fino a raggiungere le foglie più giovani non ancora pienamente distese, che completano il loro sviluppo in modo anomalo, curvandosi verso il basso. Queste foglie però non perdono il loro turgore (cioè non appassiscono).
Le foglie adulte, cioè quelle che al momento dello stress radicale avevano già completato la crescita fino a raggiungere le dimensioni finali, non sono invece interessate da questo fenomeno.

CHE COSA SI PUO’ FARE?
L’epinastia si corregge ripristinando un’adeguata permeabilità all’aria nello strato di terreno interessato dalla maggiore presenza di radici e cioè, per una pianta adulta di pomodoro, sino ai 20-30 cm di profondità. Vediamo come operare, sia nel caso di una coltura in atto, che prima di iniziare una nuova coltivazione.

Coltura in atto. In questo caso occorre operare come segue:

  • Se il problema dipende dalla crosta superficiale presente sul terreno, si interviene con una zuppa, con una forca a denti curvi o con un sarchiello per romperla.
  • Se invece il problema dipende dal suolo compattato o da un cattivo drenaggio dell’acqua, non è possibile alcun rimedio a fine coltura.

Prima di una nuova coltivazione. Nel caso di una nuova coltivazione, invece, si opera in questo modo.

  • Se si è certi che il terreno tende a formare facilmente la crosta superficiale, appena prima della semina (o del trapianto) è utile stendervi sopra uno strato dello spessore di 0,5-1 cm di compost o di letame ben maturi, oppure di terriccio da orto, terriccio universale per piante ornamentali oppure di torba, o di uno di questi materiali mescolato ad un’uguale parte di sabbia, perché rendono difficile la formazione della crosta superficiale.
  • Anche la coltivazione su aiole pacciamate limita molto la formazione di crosta superficiale.
  • Se il terreno, invece, è compatto, oppure ha un cattivo drenaggio a causa del compattamento e/o della presenza di una suola di lavorazione (che consiste in un crostone compatto ed impermeabile che si forma alla profondità di lavorazione quando si usano l’aratro o la fresa), occorre ripristinare una buona struttura usando una vanga a denti piatti.
  • Se possibile è bene avvicendare le colture (cioè organizzare, nella medesima parcella, la sequenza con cui le coltivazioni si succedono nel tempo) inserendo anche un erbaio da sovescio, che perfeziona il lavoro di decompattamento svolto con la vanga a denti piatti.
  • Sempre per evitare il compattamento del suolo, si consiglia di coltivare il pomodoro a file ben distanziate fra loro (almeno 100 cm), in mododa prevenire il calpestio del terreno vicino alle piante quando si eseguono le varie operazioni colturali (potature verdi, legatura del fusto al palo tutore, trattamenti antiparassitari, zappature, scerbature, raccolte, ecc)
  • Anche la coltivazione su aiole permanenti previene l’epinastia, perché impedisce di calpestare – e quindi non compattare – l’area di crescita delle piante, poiché il margine dell’aiola risulta sempre ben visibile e viene percepito come “limite invalicabile”.
Pin It

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

« »

Scroll to top
css.php