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Prima del trapianto: come valutare se siamo in presenza di piante “vecchie” con stanchezza vegetativa

on maggio 3 | in Consulenza Giadinaggio | by | with No Comments

Non è affatto raro trovarsi ad acquistare piantine da orto che presentano già alcune foglie ingiallite – normalmente quelle più basse – e la radice attorcigliata: vediamo di cosa si tratta e come gestire in modo adeguato questi problemi.

CHE COSA E’ ACCADUTO?

Le foglie basali ingiallite e la radice arrotolata ci segnalano che le piantine aspettano disperatamente d’essere trapiantate, perché “hanno fame”.

La penuria di nutrienti e di spazio che caratterizza il piccolo volume di terreno (pane di terra) che le radici hanno a disposizione, porta la pianta a mobilizzare (cioè a recuperare e rimettere in circolazione) il maggior numero di sostanze possibili dalle foglie vecchie, inducendo in esse la relativa carenza. Queste sostanze vengono quindi impiegate nella formazione di nuova vegetazione, sprattutto radici, che si allungano alla ricerca di nuovi volumi di terreno ben forniti di principi nutritivi.

Lo scarso spazio a disposizione da sì che le radici si allunghino e si attorciglino seguendo la forma dell’alveolo.

PERCHE’ E’ ACCADUTO?

Una piantina che da molto tempo è in attesa di essere trapiantata, è sottoposta a un forte stress a causa della mancanza di spazio per le radici che, nelle situazioni più problematiche, possono arrivare a occupare tutto il volume del pane di terra, per poi non sapere più dove espandersi. In queste condizioni la pianta cerca di non arrestare la sua crescita e così, in un primo momento, ricicla elementi nutritivi prelevandoli dalle foglie più vecchie (che ingialliscono) per indirizzarli nelle parti in accrescimento (nuove foglie, fusti e radici). Ma se sfortunatamente le condizioni sfavorevoli si prolungano, la pianta si trova costretta ad anticipare la chiusura del proprio ciclo di sviluppo e cos’ va “a seme”.

In altre parole, la pianta, sottoposta a questi stimoli negativi, passa prematuramente dalla fase “vegetativa giovanile” a quella “adulta riproduttiva” senza  attraversare la fase “vegetativa adulta”, come invece sarebbe stato normale. L’”obiettivo” della pianta, infatti, è quello di mantenere nel tempo la propria specie (forse sarebbe più corretto dire “i propri geni”) ed è per questo che cerca di produrre semi (cioè “prole”). Quando questo fenomeno si manifesta troppo presto non è cosa buona, perché influenza in modo negativo la quantità e la qualità delle produzioni e la resistenza alle avversità.

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COSA FARE

Innanzitutto è opportuno trapiantare, il più presto possibile, le piantine sofferenti in un buon terreno, cioè adeguatamente fertilizzato, privo di parassiti terricoli e sostanze tossiche dalle buone caratteristiche strutturali, cioè soffice, fatto di zolle piccole, mobili, non compattate e interessate da un’abbondante rete di canali che permettano la circolazione dell’aria e dell’acqua e che si lascino esplorare con facilità dalle radici.

Se il trapianto, purtroppo, non fosse ancora possibile (per esempio, perché il terreno non è ancora pronto o agibile), si può eseguire una o più concimazioni liquide di soccorso indirizzate alle foglie o al pane di terra: a tal fine consigliamo di usare concimi naturali specifici (per assorbimento fogliare o radicale, facilmente reperibili negli empori agrari) che, a seconda dei casi, si somministrano diluiti in acqua, al pane di terra con l’irrigazione (pratica detta “fertirrigazione”), oppure da irrorare sulla vegetazione  (pratica detta “concimazione fogliare”).

Se le piantine hanno le radici attorcigliate, non districatele: se doveste operare in questo modo, ne verrebbero irrimediabilmente danneggiate a decine, mettendo la piantina in difficoltà nell’approvvigionamento di acqua e di principi nutritivi nei primi, critici, giorni di vita dopo il trapianto.

Per le future coltivazioni vi consigliamo pertanto:

  • di non acquistare piantine che già portino fiori o frutticini;
  • di verificarne il livello di sviluppo delle radici che, al massimo, dovrebbero avere appena cominciato ad attorcigliarsi;
  • di annusare il pane di terra, che dovrebbe avere un odore gradevole, erbaceo e mai di marcio o di muffa;
  • di verificare quante foglie vere ha la piantina (si definiscono così le foglie che non sono cotiledoni, cioè quelle non già presenti nel seme, ma prodotte dalla pianta dopo l’emergenza dal terreno); il loro numero ottimale dipende dalla specie di appartenenza, ma, semplificando 2-3 foglie non sono né troppe, né troppo poche.  A tale sviluppo fogliare  solitamente corrisponde un apparato  radicale che ancora non è sovrabbondante, rispetto allo spazio concesso all’alveolo nel quale è cresciuta la piantina.

Al momento dell’acquisto delle piantine, cercate di non essere troppo severi con il vostro vivaista orticolo di fiducia: prima di criticarlo tenete presente che non può “leggervi nel pensiero” e sapere quale sarà il giorno in cui vi recherete da lui per l’acquisto delle piantine, le quali, in attesa del vostro arrivo, per loro natura faranno di tutto per continuare a crescere. Semmai, circa un mese prima del periodo dei trapianti, fatevi dire in quale settimana egli pensa di avere le piantine pronte per la vendita, regolandovi di conseguenza con la programmazione dei lavori nell’orto.

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