1

La coltivazione del luppolo da birra per l’impiego come pianta officinale

on aprile 26 | in Consulenza Giadinaggio, Orto Biodinamico | by | with No Comments

Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, diffusa allo stato spontaneo soprattutto nell’Europa centrale. Le piante, che crescono in modo spontaneo, si trovano preferibilmente al margine dei boschi o dei fossati, dal livello del mare fino a un’altitudine di 1200 metri.

Il genere Humulus si divide in tre differenti specie: Humulus japonicus, Humulus yunnanensis e Humulus lupulus. Solo quest’ultima è ampliamente coltivata in gran parte dell’emisfero settentrionale, ma anche in Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica.

Il nome del genere – Humulus – deriva dal latino e significa umido, in riferimento ai terreni umidi in cui vegeta bene la pianta.

Il nome della specie – lupulus – è invece, secondo Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), il diminutivo di lupus salicarius per la tendenza della pianta ad attorcigliarsi attorno ai giovani salici che crescono nei luoghi umidi, ostacolandone la loro crescita e facendoli morire.

1

IMPIEGHI DIFFUSIONE DELLA COLTURA

Il luppolo viene coltivato principalmente per essere utilizzato come ingrediente fondamentale nel processo di produzione della birra. Tuttavia la pianta trova un largo impiego anche nel settore erboristico, come importante fonte di estrogeni e per il suo effetto calmante e sedativo nei casi di insonnia.

Così come nella birrificazione, anche in ambito erboristico si utilizzano i fiori femminili essiccati.

Ad oggi il maggior produttore di luppolo è la Germania, seguita da Stati Uniti e altri Paesi del Nord Europa.

Per quanto riguarda la coltivazione del luppolo in Italia non si hanno molte informazioni. Esistono infatti attualmente solo poche realtà produttive di piccole dimensioni, e comunque avviate da pochi anni, localizzate principalmente nell’Italia settentrionale e nell’Appennino fino all’Abruzzo, più raramente nelle zone mediterranee e nelle Isole.

 

COME SI PRESENTA LA PIANTA

Il luppolo è una pianta erbacea rampicante perenne dotata di un rizoma (fusto sotterraneo) ramificato da cui si sviluppano i fusti rampicanti. La parte aerea muore in autunno, mentre il rizoma rimane per molti anni nel terreno.

In primavera il rizoma della pianta produce numerose gemme da cui si sviluppano molti germogli. In una pianta adulta (5 anni circa) si possono sviluppare anche 70-80 nuovi germogli.

Da questi germogli si sviluppano dei fusti rampicanti, incapaci di sostenersi da soli, ma provvisti di piccole spine uncinate che utilizzano per avvinghiarsi a qualsiasi sostegno vicino. In natura, infatti, le piante di luppolo si trovano nelle siepi o sulle reti delle recinzioni e, per la coltivazione, le piante vengono fatte crescere su dei fili di nylon.

Le foglie sono pelose, con 3-5 lobi seghettati e di colore verde scuro.

Il luppolo è una pianta dioica: gli organi riproduttivi maschili (stami) e femminili (pistillo) sono portati a su due piante distinte. Di questa specie esistono quindi esemplari maschili e femminili. Tuttavia, da un punto di vista agronomico e commerciale sono interessanti solo le piante femminili, poiché producono le infiorescenze femminili che costituiscono il prodotto agrario utile, impiegato nella produzione della birra e nel settore erboristico.

Sia le infiorescenze femminili che quelle maschili si formano da tralci secondari che si sviluppano dall’ascella delle foglie (angolo superiore formato dal picciolo della foglia con il fusto), soprattutto nella parte alta della pianta.

Le infiorescenze femminili, dette più comunemente “coni” o “strobili”, hanno forma ovoidale e sono formate da brattee di consistenza erbacea inserite su un asse centrale. Le brattee sono delle piccole foglie modificate dalla cui attaccatura ascellare si sviluppa il fiore. La brattea ha principalmente la funzione di proteggere il bocciolo fiorale dal gelo o dai parassiti. Nel luppolo, a ogni brattea corrisponde un numero variabile di fiori situati nella parte inferiore in vicinanza dell’asse centrale, che presentano ciascuno due stammi lunghi e pelosi. Il numero di brattee presenti in ciascuna infiorescenza femminile è oggetto di  selezione e risulta più elevato nelle varietà coltivate rispetto a quelle selvatiche.

Nella parte inferiore delle brattee vi sono speciali ghiandole che al momento della maturazione dell’infiorescenza secernono particelle resinose di colore giallo – oro costituenti la cosiddetta luppolina. Questa resina contiene la maggior parte delle sostanze aromatiche e amaricanti (che conferiscono il sapore amaro) che vengono sfruttate nella fabbricazione della birra. Le moelcole che costituiscono la luppolina hanno un importante ruolo nel conferire il gusto amaro alla birra, nella stabilità della schiuma e infine contribuiscono alla conservabilità del prodotto essendo tutte sostanze dall’alto potere antimicrobico.

Anche gli effetti sedativo ed estrogenico (cioè che aumenta il quantitativo di estrogeni) delle infiorescenze femminili del luppolo, sfruttati nel settore erboristico, sono attribuibili a delle specifiche molecole presenti nella luppolina.

Ricordiamo che, in ambito erboristico, non è mai una singola molecola a fare l’effetto terapeutico quanto la sinergia di tutti i principi attivi presenti nella pianta o in parte di questa.

La fioritura del luppolo avviene tra l’inizio e la fine di settembre, essa dipende non tanto dalla varietà ma dalle condizioni climatiche della stagione produttiva.

Lo sviluppo del luppolo avviene tra l’inizio e la fine di settembre; essa dipende non tanto dalla varietà ma dalle condizioni climatiche della stagione produttiva.

Lo sviluppo del luppolo è fortemente influenzato dalla quantità di ore di luce; la pianta richiede infatti almeno 13 ore di luce giornaliera per la crescita vegetativa. Tuttavia la fioritura inizia non appena le ore di luce iniziano a diminuire in seguito alla produzione di circa 20-25 nodi sulla pianta stessa. Se le ore di luce sono troppe la fioritura è inibita.

PROPAGAZIONE

Poiché solo le piante femminili sono interessanti dal punto di vista della produzione, il luppolo viene propagato preferibilmente da rizoma o per talea e mai da seme, per l’incertezza sul sesso della pianta che si svilupperà da esso.

In Italia la vendita di piante di luppolo è ancora limitata; la maggior parte di queste vengono infatti importate dalla Germania.

ESIGENZE IN FATTO DI CLIMA E TERRENO

L’habitat ideale per la pianta di luppolo è un ambiente fresco e umido. E’ una pianta nativa del Nord America e del Nord Europa ed è quindi resistente ai climi freddi. Tuttavia, la parte aerea del luppolo viene raccolta nel periodo che va dalla fine dell’estate all’inizio dell’autunno e quindi non c’è bisogno di alcun tipo di precauzione per difendere la pianta dalle gelate invernali.

Nella stagione fredda ciò che rimane della pianta è solamente il rizoma che, essendo sotterraneo, risulta protetto.

Attualmente sono in corso delle sperimentazioni volte a valutare la resistenza allo stress idrico del luppolo; fino a oggi non sono stati effettuati studi a sufficienza che apportino documentazione relativa alle esigenze della pianta in situazioni di siccità.

La specie richiede un terreno profondo e fertile: la sua crescita rigogliosa la rende una pianta esigente dal punto di vista nutritivo.

IMPIANTO DEL LUPPOLETO

Nel 2012, presso l’azienda sperimentale “Lucio Toniolo”, dell’Università di Padova, è stato realizzato un impianto sperimentale per la coltivazione del luppolo allo scopo di verificare se questa specie è coltivabile in Italia. La sperimentazione prevede il confronto tra 17 varietà ed è stato valutato se la loro coltivazione può portare a una produzione simile a quella dei Paesi d’origine, sia da un punto di vista quantitativo (resa) sia qualitativo (qualità delle infiorescenze femminili).

Il reperimento iniziale dei rizomi di luppolo è stato possibile grazie alla collaborazione tra l’Università di Padova e il signor Mario Pedretti, coltivatore amatoriale di luppolo ed esperto nel suo utilizzo e trasformazione.

Preparazione del terreno. Prima della messa a dimora delle piante è necessaria un’aratura di media profondità (20-30 cm) che va effettuata il prima possibile, indicativamente a metà marzo; dopo l’aratura si interviene con un’erpicatura.

Concimazione pre-impianto. La concimazione, nella fase di pre-impianto, deve tener conto della disponibilità di nutrienti già presenti nel terreno. In generale non è consigliabile superare, per ettaro, i 135 kg di azoto, i 300 kg di fosforo e 350 gr di potassio, meglio se apportati utilizzando del letame.

In concimazione con l’aratura si possono quindi apportare, indicativamente:

  • 300-400 quintali per ettaro di letame;

Sistema di allevamento, struttura e sostegni. L’avvio di un luppoleto richiede un investimento iniziale piuttosto elevato, in quanto è necessario  un impianto costituito da pali di legno o in calcestruzzo o fili di acciaio.

Le piante di luppolo possono raggiungere gli 8 metri di altezza e i suoi sostegni devono essere molto robusti, in quanto devono reggere il peso della pianta nel pieno sviluppo e soprattutto devono contrastare l’”effetto vela” in presenza di vento.

Nell’impianto sperimentale dell’Università di Padova si è deciso di utilizzare dei pali in legno trattato di 4 metri di altezza e 10 cm di diametro, posti alla distanza di 3 metri l’uno dall’altro, interrati per circa 70 cm e collegati alla sommità con filo d’acciaio (diametro 3 mm) fissato poi a terra con delle ancore a elica sulle testate dei filari e ai lati dell’impianto, quindi a lato delle file più esterne (circa ogni 9-10 metri) con lo scopo di aumentare la stabilità dell’impianto. Le ancore sono posizionate a 1,5-2 metri dai pali e alla profondità di 1 metro.

La distanza tra le file è in genere di 2,5.3 metri, per permettere ai trattori di passare liberamente. La distanza minima consigliata tra le piante sulla fila è di 1 metro, per consentire lo sviluppo della pianta anche in obliquo.

Le piante vengono fatte crescere in verticale su dei cavetti di plastica. E’ sconsigliato utilizzare cavi d’acciaio in quanto alla raccolta delle infiorescenze femminili. In questo modo la separazione manuale delle infiorescenze dal resto della pianta può essere fatta a terra invece che in sospensione (operazione che potrebbe essere pericolosa se l’operatore dovesse raccoglier eil prodotto a 2 o 3 metri di altezza).

Nell’impianto sperimentale di Padova le piante vengono fatte crescere fino a un’altezza dicorca 3,5 metri, molto inferiore in confronto alle tecniche di allevamento tedesche (che arrivano anche a 8 metri). Le motivazioni alla base di questa scelta sono state la maggior parte di raccolta manuale e la minor pericolosità della stessa.

COLTIVAZIONE

Messa a dimora. La messa a dimora dei rizomi di luppolo viene  eseguita in primavera, nel mese di aprile, scavando nella posizione prefissata una buchetta della profondità sufficiente per adagiarvi il rizoma, e ricoprendolo poi con il terreno.

Gestone dei germogli. All’inizio della primavera si devono selezionare i due germogli più forti ed eliminare gli altri per consentire ai prescelti un miglior sviluppo.

Dai germogli scelti si svilupperanno i fusti che, nel corso della stagione, tenderanno ad arrampicarsi lungo i cavetti di plastica. E’ necessario, all’inizio della crescita vegetativa, aiutare manualmente i germogli nell’arrampicarsi ai cavi, fino a che non raggiungono una lunghezza di 100-150 cm.

I germogli eliminati possono essere destinati alla vendita come ortaggio. Nella tradizione culinaria veneta i giovani germogli del luppolo (chiamati con il termine dialettale di “bruscandoli”) vengono raccolti e consumati come gli asparagi o utilizzati per la preparazione di risotti e primi piatti.

Lavorazioni dell’interfila.  A partire dal secondo anno dal trapianto è consigliata una fresatura nell’interfila per controllare l’espansione dei rizomi, al fine di assicurarsi un impianto ordinato e pulito. Se non si effettua tale operazione, i rizomi delle piante si espandono in modo incontrollato con la conseguenza che diverse piante iniziano a crescere nell’interfila.

Irrigazione. In Inghilterra e nel Nord Europa, i fabbisogni d’acqua della coltura del luppolo sono di solito soddisfatti dalle piogge, ma altrove l’irrigazione è spesso necessaria.

L’acqua deve essere distribuita con impianti a goccia, per evitare l’insorgenza di malattie fungine sulla parte aerea. Le quantità apportabili non dovrebbero superare in totale i 300-400 mm (300-400 litri per metro quadrato) per anno, prevedendo delle irrigazioni di soccorso di circa 50-60 mm (50-60 litri per metro quadrato) nei mesi di luglio e agosto.

La pianta resiste anche in condizioni di ridotta disponibilità d’acqua, ma a farne le spese sono la resa e la qualità delle infiorescenze femminili.

Controllo delle infestanti. Il luppolo è una pianta molto competitiva con le malerbe; basti pensare che può diventare alto fino a 8 metri e che quindi la competizione per la luce non è un problema.

La pianta è inoltre dotata di un rizoma che può raggiungere la profondità di 70 cm e pertanto le infestanti non competono per acqua e nutrienti.

L’unico momento in cui è necessario un maggior controllo è all’inizio della primavera, quando i germogli cominciano a svilupparsi. Si consiglia perciò di eseguire una fresatura dell’interfila verso fine marzo-inizio aprile, e successivamente ogni due o tre mesi, per mantenere pulito l’impianto e facilitare l’ingresso in campo da parte degli operatori.

E’ importante, inoltre, evitare condizioni di elevata umidità alla base delle piante per limitare l’insorgenza di malattie fungine. In ogni caso è da prevedere un passaggio con zappettature intorno alla pianta.

 

RACCOLTA

La raccolta può essere effettuata secondo due modalità:

  • raccolta manuale delle singole infiorescenze femminili utilizzando scale molto alte e perciò molto pericolose;
  • taglio alla base dei singoli fusti e successiva separazione delle infiorescenze femminili eseguita manualmente o con apposite macchine vagliatrici.

Nei Paesi in cui la coltivazione del luppolo è molto diffusa esistono specifiche macchine agevolatrici che consistono in un carro a più piani, semovente o trainato da un trattore, dove gli operatori possono raccogliere le infiorescenze femminili manualmente.

Nelle fasi di raccolta manuale, gli operatori devono prestare particolare attenzione ai peli delle foglie che spesso sono particolarmente tagliente ed è quindi opportuno indossare tute in cotone pesante e guanti.

La raccolta del luppolo si effettua tra l’inizio e la fine di settembre, ossia quando le infiorescenze femminili si presentano compatte, e il loro colore vira leggermente dal verde al giallo e le brattee sono completamente riempite di luppolina, resina dal caratteristico aroma che si presenta come una polvere giallastra.

Le infiorescenze femminili devono essere raccolte subito dopo la completa maturazione (che coincide con la comparsa della luppolina) in quanto dopo 7-10 giorni tendono ad aprirsi e diventano più fragili.

Dopo la raccolta, il luppolo deve essere rapidamente essiccato per portare l’umidità dal 75-85% delle infiorescenze femminili fresche al 10% circa. Per l’essicazione, in genere, si impiegano essiccatoi artificiali per accelerare i tempi; tuttavia essa può avvenire anche secondo metodi naturali, ossia esponendo le infiorescenze all’aria su appositi telai o cassette di legno. In questo caso, è necessario avere l’accortezza di coprire il materiale con una zanzariera, per proteggerlo da insetti e polvere.

La resa ottenibile è pari a 10-15 quintali per ettaro di infiorescenze secche. Il prezzo attuale di mercato dipende dalla varietà di luppolo e si aggira dai 700 ai 1500 euro e oltre al quintale.

PROPRIETA’ E IMPIEGHI

Le infiorescenze femminili contengono diverse sostanze tra cui resine e oli essenziali.

Le resine costituiscono circa il 15-30% del peso delle infiorescenze e sono responsabili delle proprietà antimicrobiche del luppolo.

Gli oli essenziali costituiscono invece dalla 0.5 fino al 3% del peso e sono responsabili dell’aroma.

L’impiego nella produzione della birra

Le infiorescenze femminili del luppolo trovano impiego principalmente nella produzione della birra, poiché hanno un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dell’amaro, della schiuma e della shelf-life del prodotto (periodo in cui un alimento può essere tenuto in determinate condizioni di conservazione e mantenere ottimali qualità e sicurezza), grazie appunto alla presenza di sostanze antimicrobiche.

Nonostante il luppolo sia un ingrediente presente in piccole percentuali nella birra, ha un rilevante impatto sulle sue caratteristiche proprio per la presenza di molecole aromatiche.

Per questo suo utilizzo esistono centinaia di varietà, differenti per aroma, vigoria, precocità di produzione.

In base al contenuto in alfa-acidi (molecole responsabili del gusto amaro della birra) si distinguono luppoli da amaro, da aroma o luppoli ambivalenti.

I luppoli da amaro hanno una percentuale in alfa-acidi che va dal 6% al 10%. Questa tipologia di luppoli viene solitamente aggiunta alla birra all’inizio della bollitura; gli alfa-acidi infatti con il calore della bollitura subiscono una reazione chimica che li trasforma in composti amari.

I luppolo da aroma hanno una percentuale in alfa-acidi che non supera di solito il 5% e vengono aggiunti alla birra a fine bollitura. Questi luppoli infatti hanno delle sostanze aromatiche volatili che vengono molto apprezzate nel prodotto finale e che, se aggiunte in bollitura, verrebbero distrutte.

I luppoli ambivalenti hanno invece una percentuale in alfa-acidi abbastanza elevata (6-8% e più) e al tempo stesso hanno un buon aroma; vengono aggiunti alla birra all’inizio, durante o alla fine della bollitura.

In genere i luppoli inglesi sono morbidi e floreali, i luppoli tedeschi leggermente speziati e quelli americani sono più “critici”, con note più forti di limone e pompelmo.

La stessa varietà di luppolo può essere coltivata in luoghi e terreni diversi e di conseguenza assume caratteristiche diverse.

La sperimentazione in corso presso l’azienda sperimentale dell’Università di Padova ha, tra gli altri, l’obiettivo di determinare la buona riuscita o meno della coltivazione di diverse varietà di luppolo in Italia, confrontando i prodotti derivanti dalle stesse varietà coltivate in altri Paesi valutandone diversi aspetti: contenuto in antiossidanti, in alfa-acidi, caratteristiche organolettiche.

Impiego officinale

Le infiorescenze femminili de luppolo possiedono proprietà amare e aromatiche che le rendono efficaci nell’alleviare i disturbi dello stomaco, in particolare quelli di origine nervosa e, contemporaneamente, tonificano la muscolatura del tratto gastrointestinale e stimolano la secrezione ghiandolare. Queste azioni, tuttavia, necessitano di ulteriori studi prima di essere confermate come efficaci.

Sono state invece confermate, anche dal punto di vista clinico, le proprietà sedative delle infiorescenze femminili di luppolo. Gli estratti ottenuti risultano utili nel trattamento dell’insonnia di origine nervosa e degli stati di ipereccitabilità e tensione.

L’effetto calmante è maggiore se si utilizzano le infiorescenze essiccate grazie a un alcol volatile che viene prodotto durante lo stoccaggio delle infiorescenze di luppolo. Per questo si consiglia, per avere un maggior effetto sedativo, di acquistare il prodotto essiccato precedente conservato da almeno due anni.

Secondo la tradizione erboristica, l’infuso e l’estratto idroalcolico delle infiorescenze di luppolo risultano molto utili specialmente per la donna, in particolare nel trattamento delle problematiche della menopausa. La capacità della pianta di intervenire a livello ormonale iniziò a essere studiata in seguito all’osservazione, nelle prime raccoglitrici di luppolo, della comparsa di cicli mestruali irregolari in coincidenza con il periodo della raccolta della pianta. Studi scientifici successivi confermarono la presenza all’interno delle infiorescenze di luppolo di sostanze estrogeniche, molecole molto simili agli estrogeni, i principi ormonali sessuali femminili. L’uso regolare della pianta può contribuire ad attenuare la sintomatologia menopausale come, per esempio, le tipiche vampate di calore.

Pin It

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

« »

Scroll to top
css.php